
silvano falocco
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Amministratore Delegato, dirige attualmente
Ecosistemi.
Dall’iniziale attività di economista passa, nel 1992, alla valutazione
ambientale del ciclo di vita del prodotto (LCA) per i settori dei trasporti,
dei rifiuti e dell’auto. Nel 1998 fonda Ecosistemi coordinando numerosi
lavori nel campo dell’ecologia industriale, della gestione ambientale, della
contabilità e della valutazione dell’ambiente.
Docente in corsi Sdoa, Formez, Sudgest, Luiss e Formambiente, esperto per la
Commissione Ambiente del CNEL in qualità di esperto di economia ambientale e
politiche per la sostenibilità.
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livia mazzà
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Laureata in Economia e Management dell’Ambiente
presso l’Università di York (Gran Bretagna), ha successivamente conseguito
un Master in Sostenibilità Ambientale presso l’Università di Edimburgo. Nel
2000 ha collaborato con l’ENEA alla redazione della Strategia d’Azione
Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile. Ad Ecosistemi dal 2001, si occupa di
contabilità ambientale degli enti locali e del territorio, in particolare
dello studio e dell’applicazione di strumenti quali indicatori ambientali,
EPEA, Analisi dei Flussi di Materia. Cura inoltre la redazione di Piani per
lo Sviluppo Locale Sostenibile, secondo il metodo RESEAU. E’ membro dell’ISEE
e partecipa alle attività dell’ICLEI nel campo dell’ eco-procurement.
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anna maria tocci
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Responsabile dell’amministrazione e di tutto ciò che
riguarda gli aspetti economico finanziari dell’attività di Ecosistemi.
Si tratta da una parte della gestione dei flussi di cassa dell’azienda e
delle attività a rendicontazione, dall’altra della gestione attiva, nonché
del coinvolgimento, dei fornitori e dei consulenti.
Far coincidere flussi in entrata e flussi in uscita é un compito arduo che
richiede capacità di programmazione, di negoziazione e di convinzione.
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nina vetri
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Architetto, laureata presso l’Università degli Studi
di Palermo con una tesi su uno Studio d’Impatto Ambientale, ha
successivamente seguito il corso di “professionista ambientale” organizzato
da Sudgest e il primo corso sul Bilancio Partecipativo a Trento.
Ad Ecosistemi dal 2001, comincia ad occuparsi di processi e strumenti
partecipativi con l’affiancamento all’ENEA-Codif per lo svolgimento del
progetto LIFE Ambiente “Fare Patto con l’Ambiente”, nell’ambito del quale
redige il Manuale Operativo.
Attualmente é responsabile di progetti di Agenda 21 Locale (Comune di
Specchia e Salento) e di GPP nel LIFE Ambiente “GPPnet la rete degli
acquisti pubblici verdi” (Provincia di Cremona).
Gestisce inoltre, come facilitatrice, gruppi di lavoro tematici
multisettoriali nell’ambito di Forum civici e su progetti multi-stakeholders
(IdeaReseau).
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cristina peretti
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Laureata in Produzione Industriale del Politecnico
di Torino in collaborazione con la University of Brighton si è
successivamente specializzata in gestione ambientale con il master in
Economia e management ambientale dell’Università L.Bocconi.
Ad Ecosistemi dal 2003, per due anni svolge attività di supporto per il
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio nello sviluppo e nella
promozione delle politiche integrate di prodotto.
In seguito si occupa di attività riguardanti lo studio e l’applicazione di
indicatori di sostenibilità ambientale, quali l’impronta ecologica, al fine
di produrre metodologie, linee guida e strumenti pratici per facilitarne la
diffusione.
Ha supportato la Provincia di Roma nell’organizzazione del Forum di Agenda
21 locale ed è attualmente impegnata nello studio e nell’analisi dei
documenti europei riguardanti i piani di gestione dell’ambiente urbano al
fine di valutare la capacità attuativa degli agglomerati urbani.
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maria de gregorio
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Laureata in Economia, indirizzo Industriale, presso
l’Università degli Studi di Napoli Federico II, frequenta successivamente un
corso di alta specializzazione in “Environmental System Manager”presso il
Centro Studi e Formazione “Villa Montesca”, a Città di Castello (PG); segue
presso l’ “International Institute for Industrial Environmental Economics” (IIIEE),
Università di Lund, in Svezia, lezioni teorico-pratiche riguardanti le
relazioni tra le attività industriali e gli impatti ambientali, i sistemi di
gestione ambientale, gli approcci e le metodologie per la prevenzione
all’inquinamento. A Ecosistemi dal 2005 si occupa principalmente di progetti
di Contabilità ambientale e Agenda 21 Locale. Si è occupata dello studio e
dell’analisi di Piani di Gestione dell'Ambiente Urbano nell'ambito del
progetto Governance delle risorse ambientali del Mezzogiorno. Attualmente
lavora alla redazione dei documenti per le “Strategie di intervento per
aspetto ambientale” del Progetto GPP della Provincia di Cremona. |

luciana carlucci
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Laureanda in Economia del Territorio e dell’Ambiente
presso l’Università degli Studi di Pisa.
Dal 2004 al 2007 ha lavorato per il G.A.L. Cosvel (Gruppo di Azione Locale
–Consorzio per lo Sviluppo dell’Economia Locale) occupandosi di sviluppo
integrato, endogeno e sostenibile delle aree rurali attraverso il supporto
delle politiche agricole e l’attuazione di progetti sostenibili. Negli
stessi anni ha collaborato con la C.I.A. (Confederazione Italiana
Agricoltori - Distretto metapontino) svolgendo pratiche di consulenza del
lavoro, patronato INAC e gestione portafoglio della sub-agenzia assicurativa
UNIPOL. Ad Ecosistemi SDI Group dal 2007, si occupa principalmente di
sistemi di gestione ambientale (EMAS e ISO 14001), eventi a Impatto Zero e
GPP (Green Public Procurement).
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luca lo bianco
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Dirige l’area Sviluppo locale di Ecosistemi. Esperto
di sviluppo locale, ha maturato una lunga esperienza nella programmazione e
progettazione comunitaria, a partire dall’assistenza tecnica per i Programmi
occupazione presso l’Isfol. Dal 2002 al 2008 ha diretto le politiche
economiche e di sviluppo del Comune di Roma, progettando e coordinando
l’implementazione di progetti di sviluppo sostenibile, di progetti di
cooperazione decentrata finalizzati allo sviluppo economico. Diverse le
collaborazioni con enti privati ed istituzioni nell’ambito della ricerca
socio economica.
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dana vocino
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Architetto (Roma, 1993), specializzata in
Pianificazione Territoriale e Urbanistica, ha collaborato alla stesura di
numerosi piani urbanistici e territoriali, programmi di sviluppo locale
sostenibile, piani di assetto di parchi, progetti di riqualificazione
ambientale di siti dimessi, progetti e programmi di valorizzazione
ambientale e paesaggistica. Ha svolto inoltre numerosi Studi di Impatto
Ambientale di piani e progetti.
Attualmente, in Ecosistemi, è impegnata in valutazioni ambientali e
paesaggistiche di progetti urbani (Romanina, Guidonia, Ponzano..) e di
impianti per lo sfruttamento dell’energia rinnovabile (fotovoltaico,
eolico..).
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Area Sacra del Largo Argentina
Largo Argentina, ornata dal bianco
Teatro Argentina (costruito nel 1733 per il duca Sforza
Cesarini, restaurato nel 1826 e dedicato “alle arti di Tersicore, Melopmene
e Talia”, muse delle danze e dei cori, della tragedia e della commedia, e
che accolse la prima del Barbiere di Siviglia di Rossini nel 1816), vede al
suo centro l’Area Sacra.
Il Tempio D, a cavallo tra l’attuale area archeologica e
Via Florida, i cui resti sono conservati nell’area chiusa da grate, é
probabilmente il tempio dei Lari Piermarini, cui fu
dedicato nel 179 a.c. da Marco Emilio Lepido dopo la vittoria navale su
Antioco.
Il Tempio C, eretto all’inizio del secolo III a.c., era
probabilmente dedicato a Feronia, divinità dei boschi e
degli orti, culto diffuso tra i Sabini e introdotto a Roma nel 290 a.c.
Il Tempio B é un edificio a pianta circolare con una scala
anteriore in travertino: vicino ad esso la statua colossale femminile del
tempio di Aedes Fortunae Huisce Diei (Tempio della Fortuna
di questo giorno), eretto da Quinto Lutazio Catulo per commemorare la
vittoria riportata da Mario presso Vercelli contro i Cimbri (102 a.c.).
Il Tempio A é probabilmente un edificio innalzato da Caio
Lutazio Catulo dopo la vittoria sui cartaginesi (241 a.c.) e dedicato a
Giuturna, ninfa delle fonti.
Dietro i templi A e B (lato settentrionale dell’area) si scorgono ancora i
ruderi del portico rettangolare dell’imponente Teatro di Pompeo,
realizzato tra il 61 e il 55 a.c., e tutto costruito in muratura. Il teatro
possedeva una cavea, la cui curva semicircolare corrisponde oggi a Via
Grottapinta (dove si trova il Teatro de’ Servi), di 150 metri di diametro e
una scena larga 90 metri; sulla sua sommità era collocato il Tempio di
Venere Vincitrice e aveva un quadriportico di eccezionali dimensioni (180
per 135 metri) che, partendo dietro alla scena, lungo l’odierna via
Chiavari, giungeva fino all’Area Sacra di Largo Argentina
Dietro i templi B e C, verso il Teatro Argentina, i ruderi (un podio in
opera quadrata di tufo) dell’esedra ornata della Statua di Pompeo ed
utilizzta dalla curia per le riunioni del senato, e detta Curia di
Pompeo dove, il 15 marzo del 44 a.c., venne ucciso Giulio
Cesare.
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Ghetto ebraico
Sin dal primo secolo é attestata, a Roma, una comunità ebraica, talmente
numerosa in epoca imperiale, da essere definita “fortezza dell’ebraismo
romano”.
Nel 1309 si prese a parlare di “Contrada Judaeroum” e
questa si ingrandì in modo consistente con l’Esodo degli Ebrei dalla Spagna
e dal Portogallo, a partire dal 1492.
Il Ghetto venne istituito, su modello di quello veneziano, con la bolla
Cum nimis absurdium emanata da Paolo IV Carafa. Le tre
porte che lo delimitavano venivano serrate la sera ed agli ebrei era
proibito svolgere attività economiche e professionali di rilievo. Sisto V°
alleggerì un poco la situazione ed ampliò i confini del ghetto originario
(che includeva Piazza Giudea, oggi Piazza delle Cinque Scole – il cui nome
viene dalla antiche scuole giudaiche del Tempio, catalana, castigliana,
siciliana, e la scola nova - via del Portico d’Ottavia –
che corre al margine del luogo ove si trovava il grandissimo Portico
di Q. Metello Macedonico, ricostruito da Augusto dal 33 al 23 a.c.
per la sorella Ottavia, al cui interno si trovavano due templi e le
biblioteche latina e greca – ed infine Piazza Pescheria) includendovi anche
le sponde del Tevere, dove furono collocate (nella famosa “ripa giudia”) le
famiglie più indigenti le quali, ad ogni piena del fiume, si vedevano
sommerse dall’acqua. Le porte di piazza Pescheria e piazza Giudea, ogni
sera, al tramonto, venivano chiuse. Il Ghetto venne definitivamente aperto,
sotto Pio IX nel 1848, dai romani, capeggiati dal patriota popolare Angelo
Brunetti, detto Ciceruacchio.
Ancora oggi l’area porta i segni visibili del famigerato rastrellamento
nazista del 16 ottobre del 1943 (giorno a cui oggi é dedicato un largo alla
fine del Portico d’Ottavia), un sabato e terzo giorno della festa delle
Capanne, raccontato da Elsa Morante e Giacomo Debenedetti, nel quale,
l’ufficiale tedesco Kappler, deportò 1021 ebrei romani nei campi di
concentramento tedeschi. Solo 15 di loro tornarono alla fine del conflitto:
14 uomini e una donna, tutti gli altri sono morti, in gran parte, nelle
camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto
Chi vuole visitare l’area non può perdere il Palazzo Mattei di
Giove (su Via de’ Funari, così chiamata per i fabbricanti di funi)
eretto dal Maderno (tra il 1598 e il 1611), nei cui cortili
sono esposti i resti di una delle più belle collezioni di marmi antichi.
A qualche metro si trova Piazza Mattei, dove si trova la
Fontana delle Tartarughe (1581 – 1584) costruita su disegno
di Giacomo Della Porta e sculture in bronzo di Taddeo Landini.
La via del Portico d’Ottavia é invece quella dove é ancora oggi possibile
trovare molte botteghe kosher.
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Il Campidoglio
Il più basso, 40 metri sul Foro, e il meno esteso dei sette colli, é il
luogo che ha accolto con assoluta continuità le pubbliche funzioni della
città. In antico, tanto per immaginarla, dove oggi é la piazza si trovava
una vallata boscosa (l’Asylum) ai cui due lati erano, più pronunciate
rispetto ad oggi, le due vette, il Capitolium (con il Tempio di Giove) e l’Arx
(con il Tempio della Virtus e il Tempio di Giunone Moneta)
Il Campidoglio, per come lo vediamo oggi, é stato concepito, su progetto di
Michelangelo, come prima piazza moderna di Roma con funzioni di terrazza
sulla città, grandiosa e armoniosa per il suo impianto architettonico. La
cordonata che sale verso la piazza, ai cui piedi troviamo due fontane con
leoni egizi e alla cui sinistra troviamo un piccolo monumento a Cola di
Rienzo (tribuno del popolo qui ucciso nel 1354) é stata concepita da
Michelangelo ma realizzata da Giacomo Della Porta (1581-1583)
Sulla balaustra che immette sulla piazza stanno: i Dioscuri (Castore e
Polluce) in piedi davanti ai loro cavalli; i Trofei di Mario, raffiguranti
armi barbariche; le statue di Costantino e di suo figlio Costante II,
provenienti dalle Terme di Costantino sul Quirinale; due colonne miliari
provenienti dall’Appia Antica.
Al centro della piazza la famosa statua equestra di Marco Aurelio (161-180),
la cui doratura, narra una famosa leggenda, al momento della sua ricomparsa,
preluderà al canto della civetta, così é chiamato il ciuffo di peli tra le
orecchie del cavallo, e all’annuncio del giudizio universale.
Al lato sinistro della piazza si trova il Palazzo Nuovo, sede del Museo
Capitolino, a quello destro il Palazzo dei Conservatori, dove oggi si
celebrano i matrimoni civili. Identici fra loro, fanno da cornice al Palazzo
Senatorio, sorto sui ruderi dell’antico Tabularium (l’Archivio di Stato di
Roma Antica), la cui scalea a due rampe convergenti rappresenta l’unica
opera architettonica di Michelangelo. Innanzi a questa vi sono le statue del
Nilo e del Tevere e, nella nicchia, una Minerva seduta, che simboleggia la
Dea Roma. Al centro di Palazzo Senatorio si trova la torre campanaria,
progettata da Martino Lognhi (1578-1582).
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Chiesa del S.S. Nome di Gesù
La Chiesa del S.S. Nome di Gesù fu realizzata su disegno del Vignola e
consacrata nel 1584, in completa attuazione dello stile controriformistico,
per raccogliere un pubblico numeroso di fedeli e distinguere nettamente gli
spazi per i chierici e per i laici.
La facciata, di Giacomo Della Porta, é sobria, secondo le indicazioni del
Concilio di Trento, mentre sono eccezionali, al suo interno, la volta della
navata (Trionfo del Nome di Gesù, 1676-1679) del Baciccia, i cui effetti
tipici del decorativismo barocco romano sono da lui ripetuti nella calotta
della cupola con L’ingresso della Vergine nel Paradiso, la cappella di Sant’Ignazio
di Loyola con un ricchissimo altare (disegnato da Andrea Pozzo) ed il
Corridoio delle Camere di Sant’Ignazio con decorazione prospettica sempre di
Andrea Pozzo.
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Chiesa di Santa Maria sopra
Minerva
La piazza della Minerva é conosciuta per l’obelisco egizio sorretto da un
elefantino, il pulcino della minerva, ideato dal Bernini e scolpito da E.
Ferrata (1667), la cui epigrafe motiva la scelta dell’elefante per ricordare
come occorra una robusta mente per sostenere una solida sapienza.
La Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, così chiamata perché si riteneva
sorgesse sopra l’antico tempio di Minevra Calcidica, fu riedificata intorno
al 1280. E’ detta la “chiesa dei toscani” perché accoglie le reliquie di
Santa Caterina da Siena (morta a Roma nel 1380) sotto l’altare maggiore, gli
affreschi del fiorentino Filippo Lippi (nella cappella Carafa – transetto
destro) con il ciclo sulla vita di San Tommaso e la statua del Cristo
Risorto di Michelangelo (davanti al pilastro sinistro del presbiterio).
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Pantheon
L’edificio del Pantheon, la cui costruzione originaria fu eretta tra il
27 e il 25 a.c. per volere di Marco Vipsanio Agrippa in onore di Augusto,
concepito come luogo di culto collettivo di molte divinità (scelte tra
quelle protettrici della Gens Julia), e le cui forme attuali risalgono
successivamente ai primi anni del Regno di Adriano (tra il 118 e il 125 d.c.),
è il risultato di una straordinaria composizione di forme (quadrato,
cilindro, sfera, et.), che ricorda, é la Yourcenar a descrivercela in questo
modo, un quadrante solare.
Il Pantheon va immaginato alto su una gradinata che partiva da una piazza a
portici, assai più bassa dell’attuale. Il pronao a colonne precludeva di
fatto la vista della parte cilindrica retrostante, sicché l’ingresso nel
tempio, dopo aver attraversato le tre navate della zona a colonne, offriva
una esaltante scoperta.
La rotonda corrisponde alla cella dell’antico tempio ed é costituita da un
enorme muro cilindrico di oltre sei metri di spessore. La cupola che la
sormonta, di diametro ed altezza pari a 43,30 metri, é la più grande volta
in muratura mai realizzata. Al suo interno i “nicchioni”, decorati un tempo
con statue di divinità e ora trasformati in cappelle.
Nel Rinascimento (1520), essendovi stato sepolto Raffaello, il Pantheon
divenne luogo di sepoltura di glorie artistiche e civiche, nonché di alcuni
re d’Italia (Vittorio Emanuelle I, Umberto I e la Regina Margherita).
Uscendo, a fianco sinistro del Pantheon, un grande muro a mattoni che
appartiene al portico occidentale della grande piazza (detta Septa Julia),
destinata ai comizi tributi, ovvero le assemblee elettorali del popolo
romano in armi.
Dietro il Pantheon in Via della Palombella, Via Santa Chiara e fino
all’attuale Corso Vittorio Emanuele II, sorgevano le più antiche terme
pubbliche (Terme di Agrippa), inaugurate nel 19 a.c. e alimentate, come il
piccolo lago adiacente denominato Stagnum Agrippae, dalle acque dell’Acqua
Virgo (acquedotto costruito da Agrippa, la cui fonte sarebbe stata indicata
ai soldati romani da una giovane vergine). Dell’edificio (lungo 120 metri)
restano ruderi in via dell’Arco della Ciambella.
Più in là, nell’area tra Via del Seminario, piazza San Macuto e via Pié di
Marmo, nella metà del I secolo a.c. (quando grande era l’impressione destata
dal soggiorno romano di Cleopatra, regina d’Egitto, chiamata a Roma da
Cesare nel 46 a.c. con il figlio avuto da lui) fu fondato l’Iseo Campense:,
il complesso egiziano con il tempio di Iside e Serapide. Della costruzione,
un edificio semicircolare sormontato da un timpano, circondato da un portico
semicircolare con abside, preceduto da un grande peristilio, resta qualcosa
(un enorme piede marmoreo) a via Pié di Marmo, laddove era l’arco (di
Camilliano) che ne segnava l’ingresso.
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Chiesa di San Luigi dei Francesi
La Chiesa, collocata tra il Pantheon e Piazza Navona, fondata nel 1518 da
Clemente VII, è di enorme importanza per la Cappella Contarelli, che
raccoglie tre delle più importanti opere di Caravaggio presenti a Roma: la
Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’angelo.
Inoltre, nella seconda cappella a destra, é possibile mirare gli affreschi
del Dominichino Storie di Santa Cecilia.
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Piazza Navona
Piazza Navona offre una testimonianza concreta della
continuità urbana della città. Occupa infatti l’area della pista dello
stadio Domiziano, primo stadio di Roma (81-96 d.c.), interamente costruito
in travertino, del quale ricalca la forma allungata. Probabilmente, sempre
nei pressi della piazza e presso il Tevere, doveva sorgere la Naumachia di
Domiziano, costruita per gli spettacoli nautici.
Lo stadio (le cui gradinate sono ancora visibili, in parte, dal lato nord
della piazza che dà verso LungoTevere, su piazza di Tor Sanguigna) era largo
54 metri e lungo 276 metri, accoglieva circa 30.000 persone e ospitava i
ludi atletici e corse di cavalli (ovvero gli “agones”, poi tramutati “in
agone”, quindi “nagone” corrotto in “navone”, per dar nome poi alla piazza),
che avevano luogo in occasione del Certamen Capitolinum, concorso in onore
di Giove Capitolino (istituito da Domiziano nel 86d.c.).
La piazza venne rimodellata in occasione dell’elezione a pontefice di
Innocenzo X nel 1644 con la riedificazione della chiesa e la risistemazione
delle fontane.
La chiesa di Sant’Agnese in Agone, che sorge (secondo tradizione) nel luogo
dove Agnese, esposta nuda alla gogna, fu ricoperta dai capelli scioltisi per
prodigio, è in gran parte opera del Borromini.
La fontana centrale, la Fontana dei Fiumi, è opera grandiosa del Bernini
(1651): l’obelisco (proveniente dal Circo di Massenzio sull’Appia Antica),
simbolo della luce solare, alto 18 metri al centro, quasi sospeso nel vuoto,
sorretto da rocce artificiali su cui, avvolte da vegetazione tropicale, sono
addossate le statue che personificano i maggiori fiumi dei quattro
continenti (Danubio, Rio della Plata – con una mano alzata - Gange e Nilo –
con la testa velata a causa delle sconosciute origini).
Le altre due fontane sono opera di Giacomo Della Porta: la Fontana del Moro
e la Fontana del Nettuno.
A partire dal 1652, quasi a confermare una sua funzione ludica, furono poi
introdotti, di sabato e domenica, dai Pamphili, le corse delle carrozze dei
nobili che sfrecciavano nelle acque di un lago, che si formava con
l’apertura del “chiavicone” posto presso la fonte del moro.
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Chiesa di Sant’Andrea della Valle
Usciti da Piazza Navona lato Corso Vittorio Emanuele II si incontra, sul
lato opposto della strada, in direzione di Largo Argentina, la chiesa di
Sant’Andrea della Valle, il cui toponimo “della Valle” fa riferimento alla
depressione, dagli antichi detta “valle caprea”, dove si raccoglievano le
acque che scendevano dal Quirinale e dal Pincio formando un grande stagno,
ed in cui era originariamente collocata l’area della chiesa.
La cupola, opera del Maderno (1622) è tra le più alte di Roma ed è
affrescata dal Lanfranco con la Gloria del Paradiso (1625-1628), opera
illusiva, primo dipinto realizzato a Roma di questo genere grandioso.
La chiesa è inoltre famosa perché Puccini, in una sua cappella, (la prima a
sinistra, detta Barberini) vi ambientò il primo atto della Tosca.
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Piazza Campo de’ Fiori
Il nome della piazza ha origine incerta: si pensa che prenda il nome da
Flora, amata da Pompeo, o forse dai prati fioriti che ne occupavano l’area.
La piazza prese importanza dallo spostarsi delle sedi di traffico dalle
pendici capitoline verso la città nuova, che, dopo il ritorno dei papi
dall’esilio avignonese, cominciò a gravitare verso il Vaticano; quest’area
era di passaggio obbligato dei cortei papali e dei pellegrini che
procedevano verso le basiliche lungo la via Peregrinorum (via del
Pellegrino). La zona, dal XII sec., era dominata dalla Famiglia Orsini, che
si era impadronita delle case e delle torri sorte sul “trullo”, così
venivano chiamati i resti del Teatro di Pompeo.
E’ ancora oggi un magnifico esempio di Rinascimento ed è anche il luogo (la
mattina) di un mercato assai caratteristico.
Nella piazza si svolgevano le esecuzioni capitali e c’era il cavalletto per
le punizioni corporali e la gogna. Qui, il 17 febbraio del 1600, fu bruciato
Giordano Bruno, accusato di eresia dall’Inquisizione.
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Piazza Farnese
La piazza si è andata formando dopo la creazione del palazzo e fu detta
“piazza del Duca” in quanto servì, oltre che per il mercato dei cavalli,
anche per le feste degli ambasciatori francesi e per le feste, tipiche del
Regno di Napoli, svolte in occasione della presentazione al papa della mula
bianca (la chinea) simbolo del vassallaggio.
Il Palazzo Farnese, soprannominato “il dado”, rappresenta il più grande
palazzo privato di Roma: l’edificio fu iniziato da Antonio da Sangallo il
Giovane nel 1517 (per il cardinale Alessandro Farnese), poi continuato da
Michelangelo che disegnò il secondo piano, il cornicione e i due ordini
superiori del cortile e infine terminato da Giacomo della Porta nel 1589.
I materiali per l’edificazione provengono in parte dal recupero di rovine
antiche, la facciata sulla piazza é austera, mentre é, al contrario,
elegante il cortile interno (difficilmente visitabile) e sfarzosa si
presenta la galleria, riccamente affrescata da Annibale Carracci
(1597-1604).
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