Ecosistemi è una società di consulenza ambientale specializzata in strategie, programmi, azioni e strumenti per lo sviluppo sostenibile.
La società nata nel 1998 in questi pochi anni ha saputo innovare l’offerta di consulenza ambientale presente oggi in Italia, distinguendosi per la sue caratteristiche operative.
L’idea che sta alla base di Ecosistemi é quella che, per orientare le attività umane verso la sostenibilità, non é sufficiente ideare strategie o studiare a fondo, e con il giusto approccio, i problemi; é invece necessario “sporcarsi le mani”, sperimentare il cambiamento e riconvertire il presente accompagnando gli attori lungo questo percorso.
A tale scopo Ecosistemi ha strutturato le proprie attività nelle seguenti aree:

  1. Ecologia industriale: politiche integrate di prodotto (IPP), progettazione di aree industriali a ciclo chiuso (come il progetto Closed), supporto alla realizzazione di distretti eco-industriali, monitoraggio sulle tecnologie per la produzione pulita e l’eco-ristrutturazione
  2. Revisione ambientale degli acquisti della Pubblica Amministrazione (GPP – Green Public Procurement) a supporto del ri-orientamento ecologico della domanda pubblica
  3. Sistemi di gestione ambientale: creazione di sistemi di gestione ambientale (in particolare EMAS) per le aziende, per i distretti, per le amministrazioni pubbliche e per il territorio
  4. Valutazione ambientale strategica: applicazione della VAS ai piani e programmi a diversa scala (nazionale, regionale, provinciale, comunale, di bacini ottimali – parchi, ATO, distretti, comunità montane)
  5. Agenda 21 Locale: monitoraggio dell’A21L su scala nazionale, assistenza agli enti locali e regionali all’avvio del processo
  6. Contabilità ambientale: contabilità ambientale per gli enti locali, analisi del ciclo di vita dei prodotti (LCA), contabilità dei flussi di materia (MFA), bilancio ambientale
  7. Piani per lo sviluppo locale sostenibile: redazione dei piani locali sostenibili secondo il metodo RESEAU, studi di fattibilità, analisi delle attività economiche compatibili
  8. Turismo sostenibile: assistenza al turismo sostenibile, progettazione di ecovillaggi, gestione ambientale delle strutture ricettive
  9. Finanza verde: creazione di indicatori di rischio ambientale per il mercato creditizio ed assicurativo, assistenza alla concessione fidi
  10. Formazione ambientale: progettazione di corsi su temi ambientali rivolti all’università, alle aziende e alla pubblica amministrazione
  11. Trasformazione urbana: gli studi di fattibilità per una società di trasformazione urbana permettono di pianificare, dopo una preventiva analisi ambientale, territoriale e socio-economica, gli interventi di modifica previsti in una data porzione geografica. L’esperienza di Ecosistemi permette non solo di integrare la dimensione ambientale all’interno di tali studi ma anche di promuovere e sviluppare la partecipazione del pubblico alla co-pianificazione.

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silvano falocco

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Amministratore Delegato, dirige attualmente Ecosistemi.
Dall’iniziale attività di economista passa, nel 1992, alla valutazione ambientale del ciclo di vita del prodotto (LCA) per i settori dei trasporti, dei rifiuti e dell’auto. Nel 1998 fonda Ecosistemi coordinando numerosi lavori nel campo dell’ecologia industriale, della gestione ambientale, della contabilità e della valutazione dell’ambiente.
Docente in corsi Sdoa, Formez, Sudgest, Luiss e Formambiente, esperto per la Commissione Ambiente del CNEL in qualità di esperto di economia ambientale e politiche per la sostenibilità.

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livia mazzà

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Laureata in Economia e Management dell’Ambiente presso l’Università di York (Gran Bretagna), ha successivamente conseguito un Master in Sostenibilità Ambientale presso l’Università di Edimburgo. Nel 2000 ha collaborato con l’ENEA alla redazione della Strategia d’Azione Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile. Ad Ecosistemi dal 2001, si occupa di contabilità ambientale degli enti locali e del territorio, in particolare dello studio e dell’applicazione di strumenti quali indicatori ambientali, EPEA, Analisi dei Flussi di Materia. Cura inoltre la redazione di Piani per lo Sviluppo Locale Sostenibile, secondo il metodo RESEAU. E’ membro dell’ISEE e partecipa alle attività dell’ICLEI nel campo dell’ eco-procurement.

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anna maria tocci

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Responsabile dell’amministrazione e di tutto ciò che riguarda gli aspetti economico finanziari dell’attività di Ecosistemi.
Si tratta da una parte della gestione dei flussi di cassa dell’azienda e delle attività a rendicontazione, dall’altra della gestione attiva, nonché del coinvolgimento, dei fornitori e dei consulenti.
Far coincidere flussi in entrata e flussi in uscita é un compito arduo che richiede capacità di programmazione, di negoziazione e di convinzione.

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nina vetri

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Architetto, laureata presso l’Università degli Studi di Palermo con una tesi su uno Studio d’Impatto Ambientale, ha successivamente seguito il corso di “professionista ambientale” organizzato da Sudgest e il primo corso sul Bilancio Partecipativo a Trento.
Ad Ecosistemi dal 2001, comincia ad occuparsi di processi e strumenti partecipativi con l’affiancamento all’ENEA-Codif per lo svolgimento del progetto LIFE Ambiente “Fare Patto con l’Ambiente”, nell’ambito del quale redige il Manuale Operativo.
Attualmente é responsabile di progetti di Agenda 21 Locale (Comune di Specchia e Salento) e di GPP nel LIFE Ambiente “GPPnet la rete degli acquisti pubblici verdi” (Provincia di Cremona).
Gestisce inoltre, come facilitatrice, gruppi di lavoro tematici multisettoriali nell’ambito di Forum civici e su progetti multi-stakeholders (IdeaReseau).

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cristina peretti

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Laureata in Produzione Industriale del Politecnico di Torino in collaborazione con la University of Brighton si è successivamente specializzata in gestione ambientale con il master in Economia e management ambientale dell’Università L.Bocconi.
Ad Ecosistemi dal 2003, per due anni svolge attività di supporto per il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio nello sviluppo e nella promozione delle politiche integrate di prodotto.
In seguito si occupa di attività riguardanti lo studio e l’applicazione di indicatori di sostenibilità ambientale, quali l’impronta ecologica, al fine di produrre metodologie, linee guida e strumenti pratici per facilitarne la diffusione.
Ha supportato la Provincia di Roma nell’organizzazione del Forum di Agenda 21 locale ed è attualmente impegnata nello studio e nell’analisi dei documenti europei riguardanti i piani di gestione dell’ambiente urbano al fine di valutare la capacità attuativa degli agglomerati urbani.

 

maria de gregorio

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Laureata in Economia, indirizzo Industriale, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, frequenta successivamente un corso di alta specializzazione in “Environmental System Manager”presso il Centro Studi e Formazione “Villa Montesca”, a Città di Castello (PG); segue presso l’ “International Institute for Industrial Environmental Economics” (IIIEE), Università di Lund, in Svezia, lezioni teorico-pratiche riguardanti le relazioni tra le attività industriali e gli impatti ambientali, i sistemi di gestione ambientale, gli approcci e le metodologie per la prevenzione all’inquinamento. A Ecosistemi dal 2005 si occupa principalmente di progetti di Contabilità ambientale e Agenda 21 Locale. Si è occupata dello studio e dell’analisi di Piani di Gestione dell'Ambiente Urbano nell'ambito del progetto Governance delle risorse ambientali del Mezzogiorno. Attualmente lavora alla redazione dei documenti per le “Strategie di intervento per aspetto ambientale” del Progetto GPP della Provincia di Cremona.

luciana carlucci

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Laureanda in Economia del Territorio e dell’Ambiente presso l’Università degli Studi di Pisa.
Dal 2004 al 2007 ha lavorato per il G.A.L. Cosvel (Gruppo di Azione Locale –Consorzio per lo Sviluppo dell’Economia Locale) occupandosi di sviluppo integrato, endogeno e sostenibile delle aree rurali attraverso il supporto delle politiche agricole e l’attuazione di progetti sostenibili. Negli stessi anni ha collaborato con la C.I.A. (Confederazione Italiana Agricoltori - Distretto metapontino) svolgendo pratiche di consulenza del lavoro, patronato INAC e gestione portafoglio della sub-agenzia assicurativa UNIPOL. Ad Ecosistemi SDI Group dal 2007, si occupa principalmente di sistemi di gestione ambientale (EMAS e ISO 14001), eventi a Impatto Zero e GPP (Green Public Procurement).
 

 

luca lo bianco

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Dirige l’area Sviluppo locale di Ecosistemi. Esperto di sviluppo locale, ha maturato una lunga esperienza nella programmazione e progettazione comunitaria, a partire dall’assistenza tecnica per i Programmi occupazione presso l’Isfol. Dal 2002 al 2008 ha diretto le politiche economiche e di sviluppo del Comune di Roma, progettando e coordinando l’implementazione di progetti di sviluppo sostenibile, di progetti di cooperazione decentrata finalizzati allo sviluppo economico. Diverse le collaborazioni con enti privati ed istituzioni nell’ambito della ricerca socio economica.

 

dana vocino

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Architetto (Roma, 1993), specializzata in Pianificazione Territoriale e Urbanistica, ha collaborato alla stesura di numerosi piani urbanistici e territoriali, programmi di sviluppo locale sostenibile, piani di assetto di parchi, progetti di riqualificazione ambientale di siti dimessi, progetti e programmi di valorizzazione ambientale e paesaggistica. Ha svolto inoltre numerosi Studi di Impatto Ambientale di piani e progetti.
Attualmente, in Ecosistemi, è impegnata in valutazioni ambientali e paesaggistiche di progetti urbani (Romanina, Guidonia, Ponzano..) e di impianti per lo sfruttamento dell’energia rinnovabile (fotovoltaico, eolico..).

 

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La sede di Ecosistemi é nella zona centrale di Roma e le nostre finestre guardano l’area sacra di Largo Argentina, proprio davanti alla Torre medievale del Papitto, nei pressi dell’antistante Piazza dei Calcarari, nome evocativo delle attività delle fornaci per calce, lì localizzate per sfruttare le calcàre diffuse nella zona.
Il nome della Piazza deriva invece dalla torre (che sorge ora nell’attuale via del Sudario) che i romani chiamano Argentina, in quanto fatta costruire da Giovanni Burkardt, vescovo e cerimoniere pontificio di quattro papi, nato a Nieder Haslach, nella diocesi di Strasburgo, in latino Argentorum, e che si faceva chiamare episcopus Argentinus.

Ovviamente se avete un’ora di tempo potete spenderla bene visitando il Campidoglio, la Chiesa di Santa Maria del Gesù, la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, il Pantheon, la Chiesa di San Luigi dei Francesi, Piazza Navona, la chiesa di Sant’Andrea della Valle, Piazza Campo dé Fiori, Piazza Farnese o il ghetto ebraico di Portico d’Ottavia.

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per raggiungerci:

  • dalla Stazione Termini (oppure metrò linea A fermate di Termini o Repubblica) si può prendere il 40, una linea express molto rapida, o il 64, il bus che arriva a San Pietro
  • dalla Stazione Trastevere si prende la linea 8 del tram fino al capolinea su Largo Argentina;
  • da San Giovanni si può prendere la linea 87, che ferma a Largo Argentina, o la linea 85, che porta a Piazza Venezia (a 200 metri da Largo Argentina), passando anche per la fermata Colosseo della linea B del metrò.
 

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Area Sacra del Largo Argentina

Ghetto ebraico

Il Campidoglio

Chiesa del SS. Nome di Gesù

Chiesa di S. Maria sopra Minerva

Pantheon

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Chiesa di S. Luigi dei Francesi

Piazza Navona

Chiesa di S. Andrea della Valle

Piazza Campo de' Fiori

Piazza Farnese

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Area Sacra del Largo Argentina

Largo Argentina, ornata dal bianco Teatro Argentina (costruito nel 1733 per il duca Sforza Cesarini, restaurato nel 1826 e dedicato “alle arti di Tersicore, Melopmene e Talia”, muse delle danze e dei cori, della tragedia e della commedia, e che accolse la prima del Barbiere di Siviglia di Rossini nel 1816), vede al suo centro l’Area Sacra.
Il Tempio D, a cavallo tra l’attuale area archeologica e Via Florida, i cui resti sono conservati nell’area chiusa da grate, é probabilmente il tempio dei Lari Piermarini, cui fu dedicato nel 179 a.c. da Marco Emilio Lepido dopo la vittoria navale su Antioco.
Il Tempio C, eretto all’inizio del secolo III a.c., era probabilmente dedicato a Feronia, divinità dei boschi e degli orti, culto diffuso tra i Sabini e introdotto a Roma nel 290 a.c.
Il Tempio B é un edificio a pianta circolare con una scala anteriore in travertino: vicino ad esso la statua colossale femminile del tempio di Aedes Fortunae Huisce Diei (Tempio della Fortuna di questo giorno), eretto da Quinto Lutazio Catulo per commemorare la vittoria riportata da Mario presso Vercelli contro i Cimbri (102 a.c.).
Il Tempio A é probabilmente un edificio innalzato da Caio Lutazio Catulo dopo la vittoria sui cartaginesi (241 a.c.) e dedicato a Giuturna, ninfa delle fonti.
Dietro i templi A e B (lato settentrionale dell’area) si scorgono ancora i ruderi del portico rettangolare dell’imponente Teatro di Pompeo, realizzato tra il 61 e il 55 a.c., e tutto costruito in muratura. Il teatro possedeva una cavea, la cui curva semicircolare corrisponde oggi a Via Grottapinta (dove si trova il Teatro de’ Servi), di 150 metri di diametro e una scena larga 90 metri; sulla sua sommità era collocato il Tempio di Venere Vincitrice e aveva un quadriportico di eccezionali dimensioni (180 per 135 metri) che, partendo dietro alla scena, lungo l’odierna via Chiavari, giungeva fino all’Area Sacra di Largo Argentina
Dietro i templi B e C, verso il Teatro Argentina, i ruderi (un podio in opera quadrata di tufo) dell’esedra ornata della Statua di Pompeo ed utilizzta dalla curia per le riunioni del senato, e detta Curia di Pompeo dove, il 15 marzo del 44 a.c., venne ucciso Giulio Cesare.

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Ghetto ebraico

Sin dal primo secolo é attestata, a Roma, una comunità ebraica, talmente numerosa in epoca imperiale, da essere definita “fortezza dell’ebraismo romano”.
Nel 1309 si prese a parlare di “Contrada Judaeroum” e questa si ingrandì in modo consistente con l’Esodo degli Ebrei dalla Spagna e dal Portogallo, a partire dal 1492.

Il Ghetto venne istituito, su modello di quello veneziano, con la bolla Cum nimis absurdium emanata da Paolo IV Carafa. Le tre porte che lo delimitavano venivano serrate la sera ed agli ebrei era proibito svolgere attività economiche e professionali di rilievo. Sisto V° alleggerì un poco la situazione ed ampliò i confini del ghetto originario (che includeva Piazza Giudea, oggi Piazza delle Cinque Scole – il cui nome viene dalla antiche scuole giudaiche del Tempio, catalana, castigliana, siciliana, e la scola nova - via del Portico d’Ottavia – che corre al margine del luogo ove si trovava il grandissimo Portico di Q. Metello Macedonico, ricostruito da Augusto dal 33 al 23 a.c. per la sorella Ottavia, al cui interno si trovavano due templi e le biblioteche latina e greca – ed infine Piazza Pescheria) includendovi anche le sponde del Tevere, dove furono collocate (nella famosa “ripa giudia”) le famiglie più indigenti le quali, ad ogni piena del fiume, si vedevano sommerse dall’acqua. Le porte di piazza Pescheria e piazza Giudea, ogni sera, al tramonto, venivano chiuse. Il Ghetto venne definitivamente aperto, sotto Pio IX nel 1848, dai romani, capeggiati dal patriota popolare Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio.
Ancora oggi l’area porta i segni visibili del famigerato rastrellamento nazista del 16 ottobre del 1943 (giorno a cui oggi é dedicato un largo alla fine del Portico d’Ottavia), un sabato e terzo giorno della festa delle Capanne, raccontato da Elsa Morante e Giacomo Debenedetti, nel quale, l’ufficiale tedesco Kappler, deportò 1021 ebrei romani nei campi di concentramento tedeschi. Solo 15 di loro tornarono alla fine del conflitto: 14 uomini e una donna, tutti gli altri sono morti, in gran parte, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto

Chi vuole visitare l’area non può perdere il Palazzo Mattei di Giove (su Via de’ Funari, così chiamata per i fabbricanti di funi) eretto dal Maderno (tra il 1598 e il 1611), nei cui cortili sono esposti i resti di una delle più belle collezioni di marmi antichi.
A qualche metro si trova Piazza Mattei, dove si trova la Fontana delle Tartarughe (1581 – 1584) costruita su disegno di Giacomo Della Porta e sculture in bronzo di Taddeo Landini.
La via del Portico d’Ottavia é invece quella dove é ancora oggi possibile trovare molte botteghe kosher.

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Il Campidoglio

Il più basso, 40 metri sul Foro, e il meno esteso dei sette colli, é il luogo che ha accolto con assoluta continuità le pubbliche funzioni della città. In antico, tanto per immaginarla, dove oggi é la piazza si trovava una vallata boscosa (l’Asylum) ai cui due lati erano, più pronunciate rispetto ad oggi, le due vette, il Capitolium (con il Tempio di Giove) e l’Arx (con il Tempio della Virtus e il Tempio di Giunone Moneta)
Il Campidoglio, per come lo vediamo oggi, é stato concepito, su progetto di Michelangelo, come prima piazza moderna di Roma con funzioni di terrazza sulla città, grandiosa e armoniosa per il suo impianto architettonico. La cordonata che sale verso la piazza, ai cui piedi troviamo due fontane con leoni egizi e alla cui sinistra troviamo un piccolo monumento a Cola di Rienzo (tribuno del popolo qui ucciso nel 1354) é stata concepita da Michelangelo ma realizzata da Giacomo Della Porta (1581-1583)
Sulla balaustra che immette sulla piazza stanno: i Dioscuri (Castore e Polluce) in piedi davanti ai loro cavalli; i Trofei di Mario, raffiguranti armi barbariche; le statue di Costantino e di suo figlio Costante II, provenienti dalle Terme di Costantino sul Quirinale; due colonne miliari provenienti dall’Appia Antica.
Al centro della piazza la famosa statua equestra di Marco Aurelio (161-180), la cui doratura, narra una famosa leggenda, al momento della sua ricomparsa, preluderà al canto della civetta, così é chiamato il ciuffo di peli tra le orecchie del cavallo, e all’annuncio del giudizio universale.
Al lato sinistro della piazza si trova il Palazzo Nuovo, sede del Museo Capitolino, a quello destro il Palazzo dei Conservatori, dove oggi si celebrano i matrimoni civili. Identici fra loro, fanno da cornice al Palazzo Senatorio, sorto sui ruderi dell’antico Tabularium (l’Archivio di Stato di Roma Antica), la cui scalea a due rampe convergenti rappresenta l’unica opera architettonica di Michelangelo. Innanzi a questa vi sono le statue del Nilo e del Tevere e, nella nicchia, una Minerva seduta, che simboleggia la Dea Roma. Al centro di Palazzo Senatorio si trova la torre campanaria, progettata da Martino Lognhi (1578-1582).

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Chiesa del S.S. Nome di Gesù

La Chiesa del S.S. Nome di Gesù fu realizzata su disegno del Vignola e consacrata nel 1584, in completa attuazione dello stile controriformistico, per raccogliere un pubblico numeroso di fedeli e distinguere nettamente gli spazi per i chierici e per i laici.
La facciata, di Giacomo Della Porta, é sobria, secondo le indicazioni del Concilio di Trento, mentre sono eccezionali, al suo interno, la volta della navata (Trionfo del Nome di Gesù, 1676-1679) del Baciccia, i cui effetti tipici del decorativismo barocco romano sono da lui ripetuti nella calotta della cupola con L’ingresso della Vergine nel Paradiso, la cappella di Sant’Ignazio di Loyola con un ricchissimo altare (disegnato da Andrea Pozzo) ed il Corridoio delle Camere di Sant’Ignazio con decorazione prospettica sempre di Andrea Pozzo.

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Chiesa di Santa Maria sopra Minerva

La piazza della Minerva é conosciuta per l’obelisco egizio sorretto da un elefantino, il pulcino della minerva, ideato dal Bernini e scolpito da E. Ferrata (1667), la cui epigrafe motiva la scelta dell’elefante per ricordare come occorra una robusta mente per sostenere una solida sapienza.
La Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, così chiamata perché si riteneva sorgesse sopra l’antico tempio di Minevra Calcidica, fu riedificata intorno al 1280. E’ detta la “chiesa dei toscani” perché accoglie le reliquie di Santa Caterina da Siena (morta a Roma nel 1380) sotto l’altare maggiore, gli affreschi del fiorentino Filippo Lippi (nella cappella Carafa – transetto destro) con il ciclo sulla vita di San Tommaso e la statua del Cristo Risorto di Michelangelo (davanti al pilastro sinistro del presbiterio).

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Pantheon

L’edificio del Pantheon, la cui costruzione originaria fu eretta tra il 27 e il 25 a.c. per volere di Marco Vipsanio Agrippa in onore di Augusto, concepito come luogo di culto collettivo di molte divinità (scelte tra quelle protettrici della Gens Julia), e le cui forme attuali risalgono successivamente ai primi anni del Regno di Adriano (tra il 118 e il 125 d.c.), è il risultato di una straordinaria composizione di forme (quadrato, cilindro, sfera, et.), che ricorda, é la Yourcenar a descrivercela in questo modo, un quadrante solare.
Il Pantheon va immaginato alto su una gradinata che partiva da una piazza a portici, assai più bassa dell’attuale. Il pronao a colonne precludeva di fatto la vista della parte cilindrica retrostante, sicché l’ingresso nel tempio, dopo aver attraversato le tre navate della zona a colonne, offriva una esaltante scoperta.
La rotonda corrisponde alla cella dell’antico tempio ed é costituita da un enorme muro cilindrico di oltre sei metri di spessore. La cupola che la sormonta, di diametro ed altezza pari a 43,30 metri, é la più grande volta in muratura mai realizzata. Al suo interno i “nicchioni”, decorati un tempo con statue di divinità e ora trasformati in cappelle.
Nel Rinascimento (1520), essendovi stato sepolto Raffaello, il Pantheon divenne luogo di sepoltura di glorie artistiche e civiche, nonché di alcuni re d’Italia (Vittorio Emanuelle I, Umberto I e la Regina Margherita).
Uscendo, a fianco sinistro del Pantheon, un grande muro a mattoni che appartiene al portico occidentale della grande piazza (detta Septa Julia), destinata ai comizi tributi, ovvero le assemblee elettorali del popolo romano in armi.
Dietro il Pantheon in Via della Palombella, Via Santa Chiara e fino all’attuale Corso Vittorio Emanuele II, sorgevano le più antiche terme pubbliche (Terme di Agrippa), inaugurate nel 19 a.c. e alimentate, come il piccolo lago adiacente denominato Stagnum Agrippae, dalle acque dell’Acqua Virgo (acquedotto costruito da Agrippa, la cui fonte sarebbe stata indicata ai soldati romani da una giovane vergine). Dell’edificio (lungo 120 metri) restano ruderi in via dell’Arco della Ciambella.
Più in là, nell’area tra Via del Seminario, piazza San Macuto e via Pié di Marmo, nella metà del I secolo a.c. (quando grande era l’impressione destata dal soggiorno romano di Cleopatra, regina d’Egitto, chiamata a Roma da Cesare nel 46 a.c. con il figlio avuto da lui) fu fondato l’Iseo Campense:, il complesso egiziano con il tempio di Iside e Serapide. Della costruzione, un edificio semicircolare sormontato da un timpano, circondato da un portico semicircolare con abside, preceduto da un grande peristilio, resta qualcosa (un enorme piede marmoreo) a via Pié di Marmo, laddove era l’arco (di Camilliano) che ne segnava l’ingresso.

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Chiesa di San Luigi dei Francesi

La Chiesa, collocata tra il Pantheon e Piazza Navona, fondata nel 1518 da Clemente VII, è di enorme importanza per la Cappella Contarelli, che raccoglie tre delle più importanti opere di Caravaggio presenti a Roma: la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’angelo.
Inoltre, nella seconda cappella a destra, é possibile mirare gli affreschi del Dominichino Storie di Santa Cecilia.

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Piazza Navona

Piazza Navona offre una testimonianza concreta della continuità urbana della città. Occupa infatti l’area della pista dello stadio Domiziano, primo stadio di Roma (81-96 d.c.), interamente costruito in travertino, del quale ricalca la forma allungata. Probabilmente, sempre nei pressi della piazza e presso il Tevere, doveva sorgere la Naumachia di Domiziano, costruita per gli spettacoli nautici.
Lo stadio (le cui gradinate sono ancora visibili, in parte, dal lato nord della piazza che dà verso LungoTevere, su piazza di Tor Sanguigna) era largo 54 metri e lungo 276 metri, accoglieva circa 30.000 persone e ospitava i ludi atletici e corse di cavalli (ovvero gli “agones”, poi tramutati “in agone”, quindi “nagone” corrotto in “navone”, per dar nome poi alla piazza), che avevano luogo in occasione del Certamen Capitolinum, concorso in onore di Giove Capitolino (istituito da Domiziano nel 86d.c.).
La piazza venne rimodellata in occasione dell’elezione a pontefice di Innocenzo X nel 1644 con la riedificazione della chiesa e la risistemazione delle fontane.
La chiesa di Sant’Agnese in Agone, che sorge (secondo tradizione) nel luogo dove Agnese, esposta nuda alla gogna, fu ricoperta dai capelli scioltisi per prodigio, è in gran parte opera del Borromini.
La fontana centrale, la Fontana dei Fiumi, è opera grandiosa del Bernini (1651): l’obelisco (proveniente dal Circo di Massenzio sull’Appia Antica), simbolo della luce solare, alto 18 metri al centro, quasi sospeso nel vuoto, sorretto da rocce artificiali su cui, avvolte da vegetazione tropicale, sono addossate le statue che personificano i maggiori fiumi dei quattro continenti (Danubio, Rio della Plata – con una mano alzata - Gange e Nilo – con la testa velata a causa delle sconosciute origini).
Le altre due fontane sono opera di Giacomo Della Porta: la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno.
A partire dal 1652, quasi a confermare una sua funzione ludica, furono poi introdotti, di sabato e domenica, dai Pamphili, le corse delle carrozze dei nobili che sfrecciavano nelle acque di un lago, che si formava con l’apertura del “chiavicone” posto presso la fonte del moro.

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Chiesa di Sant’Andrea della Valle

Usciti da Piazza Navona lato Corso Vittorio Emanuele II si incontra, sul lato opposto della strada, in direzione di Largo Argentina, la chiesa di Sant’Andrea della Valle, il cui toponimo “della Valle” fa riferimento alla depressione, dagli antichi detta “valle caprea”, dove si raccoglievano le acque che scendevano dal Quirinale e dal Pincio formando un grande stagno, ed in cui era originariamente collocata l’area della chiesa.
La cupola, opera del Maderno (1622) è tra le più alte di Roma ed è affrescata dal Lanfranco con la Gloria del Paradiso (1625-1628), opera illusiva, primo dipinto realizzato a Roma di questo genere grandioso.
La chiesa è inoltre famosa perché Puccini, in una sua cappella, (la prima a sinistra, detta Barberini) vi ambientò il primo atto della Tosca.

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Piazza Campo de’ Fiori

Il nome della piazza ha origine incerta: si pensa che prenda il nome da Flora, amata da Pompeo, o forse dai prati fioriti che ne occupavano l’area.
La piazza prese importanza dallo spostarsi delle sedi di traffico dalle pendici capitoline verso la città nuova, che, dopo il ritorno dei papi dall’esilio avignonese, cominciò a gravitare verso il Vaticano; quest’area era di passaggio obbligato dei cortei papali e dei pellegrini che procedevano verso le basiliche lungo la via Peregrinorum (via del Pellegrino). La zona, dal XII sec., era dominata dalla Famiglia Orsini, che si era impadronita delle case e delle torri sorte sul “trullo”, così venivano chiamati i resti del Teatro di Pompeo.
E’ ancora oggi un magnifico esempio di Rinascimento ed è anche il luogo (la mattina) di un mercato assai caratteristico.
Nella piazza si svolgevano le esecuzioni capitali e c’era il cavalletto per le punizioni corporali e la gogna. Qui, il 17 febbraio del 1600, fu bruciato Giordano Bruno, accusato di eresia dall’Inquisizione.

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Piazza Farnese

La piazza si è andata formando dopo la creazione del palazzo e fu detta “piazza del Duca” in quanto servì, oltre che per il mercato dei cavalli, anche per le feste degli ambasciatori francesi e per le feste, tipiche del Regno di Napoli, svolte in occasione della presentazione al papa della mula bianca (la chinea) simbolo del vassallaggio.
Il Palazzo Farnese, soprannominato “il dado”, rappresenta il più grande palazzo privato di Roma: l’edificio fu iniziato da Antonio da Sangallo il Giovane nel 1517 (per il cardinale Alessandro Farnese), poi continuato da Michelangelo che disegnò il secondo piano, il cornicione e i due ordini superiori del cortile e infine terminato da Giacomo della Porta nel 1589.
I materiali per l’edificazione provengono in parte dal recupero di rovine antiche, la facciata sulla piazza é austera, mentre é, al contrario, elegante il cortile interno (difficilmente visitabile) e sfarzosa si presenta la galleria, riccamente affrescata da Annibale Carracci (1597-1604).

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