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A
AGENDA
21
Letteralmente "Programma di azioni per il XXI°
secolo", documento nel quale viene esposto il programma di attuazione
della Dichiarazione di Rio (UNCED) e che affronta temi che vanno dalla
demografia al commercio, dal trasferimento delle tecnologie alle istituzioni
internazionali, dallo sviluppo rurale agli oceani, ecc., indicando per
ciascuno di essi linee d’azione che, sebbene non vincolanti sul
piano legale, riflettono il consenso sostanziale dei partecipanti al Summit
di Rio. Tale consenso va verso un modello di "sviluppo sostenibile"
più attento alla qualità della vita e capace di mantenere
un equilibrio stabile fra l’uomo e l’ecosistema, il cui patrimonio
di risorse naturali e biologiche deve essere preservato per il bene delle
future generazioni.
AGENDA
21 LOCALE
Un Agenda Locale può essere descritta come uno
sforzo comune, all’interno di un territorio, per raggiungere il
massimo del consenso tra tutti gli attori sociali riguardo la definizione
e l’attuazione di un piano di azione ambientale che guardi al XXI°
secolo. Il concetto di Agenda 21 Locale si riferisce dunque sia al processo
di definizione degli obiettivi ambientali che al processo di costruzione
delle condizioni per metterli in pratica: consenso, interesse, sinergie,
risorse umane e finanziarie. Un’Agenda 21 Locale deve quindi definire
la propria filosofia di fondo, le strategie, gli obiettivi, gli strumenti,
le azioni, i criteri e i metodi di valutazione dei risultati. Nello stesso
tempo l’Agenda 21 Locale deve essere un processo partecipativo e
democratico che coinvolga tutti i settori nella sua definizione e attuazione.
AGENZIA
PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE E PER I SERVIZI TECNICI (APAT)
L’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente
e per i Servizi Tecnici (APAT) è una struttura pubblica, nata dal
2002 dall’ANPA, a sua volta istituita con la legge del 21 gennaio
1994, n. 61, che è stata emanata in seguito al referendum del 18
aprile 1993, con il quale erano state sottratte alle USL le competenze
in materia di controlli ambientali. Il nuovo ente deve svolgere attività
di monitoraggio, informazione, promozione e proposizione sulle tematiche
ambientali che avvicinano il modello italiano a quello di analoghe strutture
già operanti in altri paesi. Tra i compiti essenziali dell’ANPA
rientrano: il sostegno tecnico-scientifico alle autorità amministrative;
la realizzazione di una rete di informazioni sullo stato dell’ambiente;
l’attuazione di controlli ispettivi; la definizione di standard
di qualità ambientale; l’impulso alla ricerca di tecnologie
ecocompatibili; le funzioni di segreteria tecnica del comitato competente
per l’attuazione del Regolamento sull’audit ambientale (EMAS)
e sull’ecolabel. La legge al tempo stesso dà mandato alle
Regioni e alle Provincie autonome di istituire apposite Agenzie regionali
(ARPA) e provinciali autonome (APPA), alle quali sono affidati compiti
di intervento operativo sul territorio.
ANALISI
AMBIENTALE PRELIMINARE
E’ il primo passo per la valutazione, il controllo e miglioramento
delle performance ambientali di una organizzazione, ed è uno strumento
di analisi che consente di identificare i fattori di impatto associati
alle attività produttive e/o di servizio ed orientare la conseguente
scelta di strumenti di valutazione più approfonditi.
ANALISI
MULTICRITERIA
L’analisi multicriteriale è un metodo di valutazione non
monetaria generalmente utilizzato per esaminare la convenienza di un progetto
di investimento sul territorio, caratterizzato da un rilevante impatto
di tipo sociale ed economico nel contesto in cui viene realizzato. Questo
metodo di analisi, unitamente all’analisi costi benefici, trova
applicazione nell’ambito dell’attività di pianificazione
territoriale, processo complesso che fa riferimento ad una pluralità
di sotto-sistemi caratterizzati da un rapporto di reciprocità o
d’interazione. La particolarità dell’analisi multicriteriale
consiste nella formulazione del giudizio di convenienza in funzione di
più criteri di riferimento, esaminati in maniera autonoma o interattiva.
Si può applicare in alternativa all’ACB, che esprime il giudizio
di convenienza in funzione di un solo criterio.
ANPA
(ora vedi APAT)
Agenzia Nazionale di Protezione dell’Ambiente
ASPETTO
AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Elemento delle attività, prodotti o servizi di una organizzazione
che può interagire con l’ambiente
Nella norma ISO 140001 l’organizzazione deve stabilire e mantenere
una procedura per individuare gli aspetti ambientali che può tenere
sotto controllo
ASSERZIONI
AMBIENTALI AUTODICHIARATE
Si tratta di un Tipo di etichettatura ambientale, definito nella UNI EN
ISO 14021, che include tutte le "asserzioni ambientali auto-dichiarate",
ovvero le dichiarazioni, le etichette, i simboli di valenza ambientale
presenti sulle confezioni dei prodotti, sugli imballaggi, o nelle pubblicità
utilizzati dagli stessi produttori come strumento di informazione ambientale.
In questo tipo di etichettatura, non essendo prevista una certificazione
di terza parte, la garanzia di affidabilità diviene elemento ancor
più significativo. Per un produttore infatti, utilizzare la UNI
EN ISO 14021 rappresenta da un lato l'impegno al rispetto di una serie
di requisiti concepiti per garantire l'affidabilità delle informazioni
veicolate all'acquirente, dall'altro la garanzia di non incorrere in imprevisti
effetti di mercato negativi, come accuse di concorrenza sleale, dovuti
ad asserzioni ingannevoli. Proprio per questo motivo la norma esclude
la possibilità di utilizzo di espressioni troppo generiche, ritenute
prive di senso, quali "amico dell'ambiente", "verde"
o "non inquinante". Delinea invece i requisiti per asserzioni
del tipo "privo di ...", laddove il livello della sostanza specificata
sia realmente minore di quello rilevabile come livello di fondo, o come
contaminante in tracce, da un laboratorio analitico. Inoltre definisce
i requisiti per l'utilizzo di termini ed espressioni quali ad esempio:
compostabile, degradabile, riciclabile, consumo energetico ridotto, contenuto
riciclato pari al..., riduzione dei rifiuti, ecc.
AUDIT
AMBIENTALE
Per audit i intende l’insieme delle attività svolte secondo
apposita procedura, che consente una valutazione sistematica, documentata,
periodica e obiettiva dell’efficienza dell’organizzazione
e del sistema di gestione della sicurezza e dell’ambiente, anche
mediante la verifica della corretta attuazione delle politiche e delle
procedure operative aziendali, la verifica del raggiungimento degli obiettivi
fissati e l’individuazione di eventuali azioni correttive. Audit
ambientali o di sicurezza possono essere svolte sia da verificatori interni
all’azienda, sia da esterni, quali società di consulenza
accreditate per il rilascio della certificazione o da verificatori accreditati
dall’Unione europea.
B
BAT
Best Available Technolgy
BENCHMARKING
AMBIENTALE
Al fine di promuovere la competitività fra le imprese europee,
nel 1998 è stato istituito, nell’ambito della Commissione
Europea, l’High Level Group on Benchmarking. Includendo nel concetto
allargato di competitività anche il principio di sostenibilità,
sono state individuate le possibili applicazioni del benchmarking all’area
ambientale. Tale strumento può essere utilizzato nel campo della
gestione d’impresa, tramite l’identificazione di indicatori
ambientali e la misurazione dei benefici derivanti da una corretta gestione
ambientale, ma può anche rivelarsi utile, nel settore pubblico,
per la definizione e l’attuazione di politiche ambientali (ad esempio
attraverso la verifica dell’esistenza di uguali condizioni di concorrenza
per tutte le imprese).
Definite le aree critiche ambientali di confronto, per ciascuna di queste
devono venire individuati gli Indicatori di Prestazione (EPI) generalmente
suddivisi in “indicatori di performance ambientale”, che valutano
l’efficacia e l’efficienza aziendali nell’utilizzo delle
risorse ambientali e “indicatori di impatto ambientale”, che
valutano gli effetti negativi delle attività aziendali sull’ambiente
naturale.
BENEFICIO
AMBIENTALE
Aumento del livello di benessere collettivo dovuto ad un miglioramento
della qualità dell’ambiente.
Il termine viene anche comunemente utilizzato per indicare semplicemente
un miglioramento relativo a una o più componenti ambientali.
BENESSERE
ECONOMICO NETTO
Il Net Economic Welfare (NET) si propone di correggere la contabilità
economica tradizionale aggiungendo al calcolo del reddito di mercato tutti
i beni e servizi prodotti fuori del mercato e sottraendo tutti i danni
prodotti all’ambiente e alla società e non riparati.
BEST
AVAILABLE TECHNOLOGY (BAT)
La più efficiente ed avanzata tecnologia, industrialmente disponibile
ed applicabile in condizioni tecnicamente valide, in grado di garantire
un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso.
E’ interessante notare come, nella Direttiva 96/61/CE sulla prevenzione
e la riduzione integrata dell’inquinamento, rientrino in questa
definizione anche le modalità di progettazione, costruzione, manutenzione,
esercizio e dismissione di un impianto. L’applicazione della migliore
tecnologia disponibile per la riduzione e l’abbattimento dell’inquinamento
generato dall’esercizio di un impianto è la base sulla quale
il legislatore fissa i valori limite di emissione degli inquinanti.
BILANCIO
AMBIENTALE
Strumento contabile in grado di fornire un insieme organico delle interrelazioni
dirette tra l’impresa e l’ambiente naturale, attraverso un
quadro riassuntivo di dati quantitativi relativi all’impatto ambientale
di determinate attività produttive e all’impegno economico
dell’impresa, nel campo della protezione ambientale.
Qualora comprenda anche una parte dedicata alla descrizione degli aspetti
qualitativi dell’impegno ambientale dell’impresa, viene chiamato
rapporto ambientale.
BILANCIO
AMBIENTALE LOCALE
Mentre gli altri strumenti di contabilità ambientale svolgono tendenzialmente
funzioni di supporto ai processi decisionali, il Bilancio Ambientale Locale
è un vero e proprio strumento di gestione ambientale. Il Bilancio
Ambientale è costituito da un piano, basato su indicatori ambientali,
per l’uso delle risorse naturali. Tale piano mira a mantenere la
spesa ambientale, in senso fisico, all’interno del budget definito
dagli obiettivi ambientali stabiliti per ciascuna risorsa. L’idea
di partenza è molto semplice: come un comune si dota regolarmente
di un piano finanziario per la gestione delle risorse economiche, allo
stesso modo si dovrebbe dotare di un piano per la gestione delle risorse
naturali.
I principali obiettivi del Bilancio Ambientale sono:
a) quantificare l’uso di risorse e l’inquinamento prodotto
all’interno di un comune;
b) pianificare e controllare il consumo dei beni ambientali nell’arco
del periodo di bilancio;
c) consentire ai decisori politici e all’amministrazione di definire
e valutare le priorità in campo ambientale;
d) illustrare lo stato dell’ambiente in maniera chiara e di facile
comprensione per il pubblico;
e) facilitare il confronto tra stato dell’ambiente e target di qualità
ambientale stabiliti.
Il sistema di contabilità ambientale è costituito da tre
elementi fondamentali:
a) il piano periodico di budget ambientale;
b) la contabilità continua;
c) il bilancio di budget ambientale.
Il piano periodico di budget ambientale è in pratica il programma
di utilizzo delle risorse naturali nel periodo di budget, all’interno
del quale sono fissati anche gli obiettivi temporali di qualità
ambientale. E’ costituito da un piano complessivo che dà
una visione generale di tutte le problematiche ambientali attraverso l’utilizzo
di indicatori ambientali. A fianco del valore attuale di ciascun indicatore
vengono presentati i relativi target di qualità ambientale per
il medio e lungo periodo e la ‘distanza dal target’, data
dalla differenza tra il valore dell’indicatore e il target.
condizioni ecologiche, amministrative e finanziarie di ogni città,
oltre che alla quantità e qualità di informazioni che la
stessa ha a disposizione.
Il piano complessivo contiene anche dei piani singoli per ogni problematica
ambientale, che servono ad illustrare come la spesa ambientale fisica
sia divisa per settore (es. agricoltura, industria, ecc.) o per unità
spaziale (es. distretto, quartiere). La pianificazione e ripartizione
della spesa viene effettuata sulla base di target di qualità ambientale
e limiti massimi al consumo delle risorse.
Una volta definito, il Bilancio Ambientale deve essere presentato e discusso
pubblicamente e poi approvato dal consiglio comunale o provinciale.
Nell’arco del periodo di implementazione del budget ambientale,
lo stesso è sottoposto ad un processo di monitoraggio e controllo,
definito di contabilità continua, al fine di individuare eventuali
scostamenti dai valori pianificati e quindi evitare che si verifichino
eccessi nella spesa ambientale. Pertanto anche altri piani, progetti e/o
misure dovranno essere analizzati per verificare se siano o meno in linea
con le previsioni di bilancio ambientale. Il processo di monitoraggio
darebbe dunque facilitato dal coordinamento e l’interazione dello
strumento di contabilità ambientale con altri strumenti di sviluppo
locale sostenibile quali la Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA)
e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
Al termine del ciclo di budget, generalmente della durata di un anno fiscale,
viene realizzato il bilancio di budget ambientale allo scopo di paragonare
i valori pianificati con i risultati ottenuti. Oltre alla valutazione
del Piano Singolo e Complessivo, il bilancio contiene resoconti per settore
e per unità spaziale. Fornisce inoltre informazioni sullo stato
del patrimonio naturale e sull’efficienza con la quale sono state
utilizzate le risorse nel periodo di budget. Per assicurarne la divulgazione
i risultati del bilancio dovrebbero essere riportati in un rapporto ambientale
finale.
BILANCIO
ECOLOGICO TERRITORIALE
Si tratta di un bilancio che quantifica il livello di emissioni inquinanti
globali in una data area, per aria, acqua, suolo e rumore, il consumo
delle risorse naturali e del territorio, le pressioni sull’ambiente
esercitate dalle attività umane, per verificare se è stata
superata la capacità di carico per quello specifico ambiente
BILANCIO
ENERGETICO
Energia totale impiegata nel funzionamento di un determinato sistema;
comprende sia l’energia in ingresso (quella necessaria alla produzione
del prodotto) sia l’energia in uscita (ad esempio quella dispersa
come calore)
BIOECONOMIA
Teoria economica, il cui pioniere è stato l’economista rumeno
Nicholas Georgescu-Roegen, basata sulla piena integrazione tra economia
ed ecologia e sulla consapevolezza che:
l’entropia è la legge di degrado energetico, materiale ed
organizzativo che regola tutti gli organismi viventi e tutte le attività
umane;
le risorse naturali, l’unica vera ricchezza che permette una loro
trasformazione e valorizzazione economica, sono limitate;
la capacità di assorbimento degli scarti e delle emissioni è
limitata;
il sistema economico tradizionalmente rappresentato come chiuso all’esterno
va invece ricostruito come parte di un sistema aperto che ricomprende
la natura sia come origine (tutto viene estratto dalla natura) sia come
destinazione finale (tutto ritorna alla natura).
BUONA
PRATICA
Per buona pratica si intende un’azione che permette ad un Comune,
ad una comunità o ad una qualsiasi amministrazione locale di muoversi
verso forme di gestione sostenibile a livello locale, ossia di far sì
che lo sviluppo sociale ed economico della stessa sia in grado di rispondere
alle necessità del presente senza compromettere la capacità
delle generazioni future di soddisfare le proprie.
Le buone pratiche possono prendere sia la forma di un insieme sistematico
di azioni che di piccoli interventi di carattere incrementale. Ad esempio
nel settore energetico possono definirsi buone pratiche azioni e comportamenti
che contribuiscono a: Ridurre l’uso delle materie prime non rinnovabili,
Incrementare l’uso di fonti d’energia rinnovabili, Incentivare
e incrementare il risparmio energetico, Ridurre le emissioni climalteranti,
Ridurre gli impatti locali (odori, prelievi e scarichi), Innovare i processi
produttivi (tecnologie alternative), Incentivare l’uso di fonti
di energia pulita.
C
CAPACITÀ
PORTANTE O CAPACITÀ DI CARICO
Quantità di popolazione che un dato habitat può sostenere
indefinitamente; la capacità portante del pianeta è la capacità
di alimentare e sostenere la popolazione e tutte le altre forme viventi.
La capacità portante è legata al concetto di sostenibilità
e di equilibrio tra quantità delle risorse disponibili e consistenza/attività
economica/stili di vita di una data popolazione
CAPITALE
NATURALE
E’ composto dall’insieme dei sistemi naturali (mari, fiumi,
foreste, fauna, flora) e dai prodotti agricoli, della pesca, della caccia,
del patrimonio artistico e culturale presente in un dato territorio.
CARICO
AMBIENTALE
Pressione esercitata dall’insieme dei fattori antropici presenti
in un’area su una determinata risorsa ambientale
CARTA
DI AALBORG
La Carta di Aalborg "Carta delle città europee per uno sviluppo
durevole e sostenibile" elabora, nel 1994, il concetto di sostenibilità,
individua le responsabilità ambientali delle città e le
impegna a sviluppare politiche ed azioni positive per andare verso città
sostenibili.
CERTIFICAZIONE
AMBIENTALE
Al fine di migliorare la gestione operativa delle attività che
possono avere un negativo impatto sull’ambiente, molte imprese industriali
hanno iniziato a sottoporsi alla verifica di certificatori esterni (società
di consulenza specializzate con esperienza primaria nel campo dell’analisi
finanziaria e di bilancio). In caso tale verifica vada a buon fine (non
abbia cioè riscontrato significative anomalie nel Sistema di Gestione
Ambientale degli impianti o superamento dei valori-limite alle emissioni
prescritte dalla normativa ambientale in vigore), viene rilasciata una
certificazione ambientale che si rifà allo standard volontario
prescelto (BS 7750, ISO 14000). Alcune società di consulenza si
stanno orientando ad operare anche nell’ambito del Regolamento EMAS,
che prevede l’accreditamento di verificatori a livello comunitario.
CICLO
DI VITA
Ciclo di vita ecologico di un prodotto, che comprende tutte le fasi da
quella di estrazione delle materie prime a quella di smaltimento finale
del prodotto-rifiuto
CICLO
PRODUTTIVO APERTO
Ciclo produttivo che si presenta unicamente come un processo di trasformazione
delle materie prime estratte dalla natura in prodotti, che poi a loro
volta si trasformano in scarti
CICLO
PRODUTTIVO CHIUSO
Ciclo produttivo che si presenta non solo come un processo di trasformazione
delle materie prime in prodotti ma, prendendosi carico di come vengono
assorbiti gli scarti generati nel corso dell’attività, si
pone l’obiettivo di minimizzare il consumo delle risorse naturali
e la produzione di rifiuti.
COMPATIBILITA’
AMBIENTALE
Indica la caratteristica di un progetto di essere realizzato e di sussistere
senza produrre impatti negativi sulle condizioni dell’ambiente.
COMPONENTE
AMBIENTALE
Categoria di elementi fisicamente individuabili che compongono l’ambiente
considerato dagli Studi di impatto ambientale.Ad essa viene riconosciuta
un’omogeneità al fine degli impatti attesi. Le componenti
ambientali previste dagli Studi d’impatto ambientale sono: atmosfera,
suolo e sottosuolo, ambiente idrico, vegetazione, flora e fauna, ecosistemi,
salute pubblica, rumore e vibrazioni, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti,
paesaggio.
CONTENUTO
ENERGETICO
Esprime il valore di una merce nell’energia necessaria per produrla
lungo il suo ciclo di vita: dalla fase dell’estrazione delle materie
prime a quella finale di trasformazione in rifiuti. La sua valutazione
può essere utilizzata per confrontare tra loro prodotti con prestazioni
analoghe e può essere utile alla definizione di strategie per orientare
il consumo verso prodotti a basso contenuto di energia
COSTI
AMBIENTALI
Rappresentano tutti i costi associati alle misure adottate dall’azienda
(o da terzi per suo conto) per prevenire, ridurre e/o riparare i danni
causati all’ambiente dalle attività operative, ed anche tutti
i costi sostenuti dall’azienda per la conservazione delle risorse
rinnovabili e non rinnovabili.
Riduzione del livello di benessere collettivo dovuto all’impatto
di un progetto sull’ambiente. Generalmente di difficile quantificazione
in quanto nasce dalla percezione privata di ciascun individuo. Il termine
viene anche comunemente utilizzato per indicare semplicemente un peggioramento
relativo a una o più componenti ambientali.
COSTI
AMBIENTALI NASCOSTI
Costi diretti che generalmente vengono allocati a centri di costo differenti
da quelli ambientali sebbene il motivo principale per il quale sono stati
sostenuti sia di tipo ambientale e che vengono considerati “costi
ambientali” solo dopo un processo di riclassificazione del bilancio
D
DANNO
AMBIENTALE
Nella legislazione americana, dopo il Superfund del 1986 e l’Oil
Pollution Act del 1990, si sono stabilite due diversi tipi di responsabilità
per i rilasci di sostanze tossiche nell’ambiente naturale: il ripristino
dei siti (il clean up) e la responsabilità residuale relativa al
periodo successivo alla conclusione delle operazioni di ripristino ovvero
quella collegata al danno arrecato alle risorse naturali.
Praticamente i danni ambientali sono valutati ai costi di ripristino più
il valore economico dei servizi ambientali perduti per effetto del danno.
Se volessimo introdurre brevemente ai diversi metodi di calcolo del danno
ambientale, potremmo affermare che questo può essere calcolato
facendo riferimento a due diversi concetti:
il danno inteso come mancato beneficio associato ai beni e/o servizi ambientali
danneggiati;
il danno inteso valutando i costi di tutela.
DEMATERIALIZZAZIONE
E’ un orientamento dell’economia che prevede di produrre la
stessa “unità di servizio” con un quantitativo minore
di materie e di materiali per produrre la stessa "unità di
servizio", come previsto dagli aderenti alla Dichiarazione di Carnoules
(Club del fattore 10)
DFE
(DESIGN FOR ENVIRONMENT)
E’ un modo per progettare un prodotto tenendo conto, fin dalla fase
dell’ideazione, della necessità di conservare le risorse
naturali, ottimizzare il consumo di energia e di materia, favorire il
disassemblaggio e la manutenzione, estendere la durata e minimizzare la
produzione dei rifiuti e aumentarne il riciclo e/o recupero.
DICHIARAZIONE
AMBIENTALE (per il sistema di gestione ambientale EMAS)
Documento pubblico, scritto in forma concisa e comprensibile, che l’azienda
redige per comunicare, una volta ottenuta la certificazione EMAS, i seguenti
elementi: a) attività del sito; b) problemi ambientali; c) dati
quantitativi di emissioni e scarti; d) fattori di efficienza ambientale;
e) politica, programmi e sistema di gestione dell’ambiente; f) scadenze;
g) nome verificatore
DICHIARAZIONE
DI CARNOULES
I firmatari della Dichiarazione di Carnoules constatano che gran parte
dei governi, delle aziende e degli elettori ritengono ancora che una crescita
del consumo di energia, di materiali e di risorse sia necessaria per avere
una sana economia che produca più merci, più occupazione
e più redditi. I firmatari si appellano così ai governi,
ai leader economici, alle organizzazioni internazionali e a quelle non
governative perché adottino il fattore 10 come principio guida
e perché cambino le attuali politiche che tendono ancora a ostacolare
invece che a favorire la ecoefficienza. Per questo, secondo i firmatari,
occorre abolire le attuali sovvenzioni statali allo spreco di risorse
(circa 1000 miliardi di dollari all'anno), riformare ecologicamente i
sistemi fiscali tassando energia e risorse e detassando il lavoro, correggere
il sistema di formazione dei prezzi in modo che questi includano anche
i costi ambientali, elaborare nuovi indicatori per calcolare la ricchezza
reale e la sostenibilità.
DPSIR
MODELLO
Il modello di indicatori sviluppato in ambito EEA, ed accettato unanimemente
a livello internazionale, è il DPSIR (Driving forces, Pressures,
States, Impacts, Responses), basato su una struttura di relazioni casuali
che legano tra loro i seguenti elementi:
- Determinanti (settori economici, attività umane);
- Pressioni (emissioni, rifiuti, ecc.);
- Stato (qualità fisiche, chimiche, biologiche);
- Impatti (su ecosistemi, salute, funzioni, fruizioni, ecc.);
- Risposte (politiche ambientali e settoriali, iniziative legislative,
azioni di pianificazione, ecc.).
D: i determinanti sono i fattori di fondo che influenzano una gamma di
variabili pertinenti, quali, ad esempio, il numero di automobili per abitante;
la produzione industriale totale, il PIL;
P: gli indicatori di pressione descrivono le variabili che direttamente
causano i problemi ambientali. Ad esempio: emissioni tossiche, emissioni
di CO2, rumore causato dal traffico stradale, spazio occupato da una vettura
in sosta;
S: gli indicatori di stato mostrano la condizione attuale dell'ambiente.
Ad esempio: la concentrazione di piombo in aree urbane; i livelli acustici
in prossimità di strade principali; la temperatura media globale;
I: gli indicatori di impatto descrivono gli effetti ultimi dei cambiamenti
di stato. Ad esempio: la percentuale di bambini che soffrono di problemi
sanitari causati da piombo; la mortalità da infarti provocati dalle
emissioni acustiche; il numero di persone che muoiono di fame a causa
delle perdite di raccolto determinate dal cambiamento di clima;
R: gli indicatori di risposta mostrano gli sforzi della società
per risolvere i problemi. Ad esempio: la percentuale di automobili con
marmitte catalitiche.
E
EASW
(European Awareness Scenario Workshop)
Si tratta di una metodologia specifica messa a punto dall’Unione
Europea per garantire: la crescita della consapevolezza dei problemi ambientali
a livello urbano; la discussione collettiva sugli ostacoli allo sviluppo
sostenibile; l'identificazione collettiva delle soluzioni possibili e
gli sviluppi futuri della propria realtà locale, nell'ottica della
sostenibilità. Questi obiettivi, enunciati nella “Guida all’azione
formativa” (1998) possono essere riassunti nel modo seguente:
Sensibilizzare i partecipanti sul ruolo che essi possono giocare nel promuovere
il cambiamento nella propria comunità locale;
Identificare e chiarire il diverso ruolo che tecnologia, politiche pubbliche,
azioni del settore privato e dei cittadini possono giocare nel promuovere
modelli di sviluppo sostenibile;
Consentire lo scambio di conoscenze, opinioni ed idee fra esperti di tecnologia,
cittadini e residenti, rappresentanti del settore privato e amministratori
pubblici;
Identificare e discutere le similarità e le differenze nella percezione
dei problemi e delle loro possibili soluzioni fra le diverse categorie
sociali coinvolte;
Sviluppare nuove idee e linee guida per azioni, politiche e iniziative
da intraprendere in futuro a livello locale, nazionale e sovranazionale;
Stimolare il dibattito pubblico nelle comunità locali sul ruolo
della tecnologia nello sviluppo sostenibile.
In sintesi, il principale obiettivo dell’EASW è quello di
stimolare la discussione pubblica e creare una relazione equilibrata tra
società, tecnologia e ambiente.
ECI
(Environmental Condition Indicators)
La norma ISO 14031 ha codificato gli indicatori ECI (assieme agli EPI):
Gli indicatori di condizione ambientale forniscono informazioni sulle
condizioni naturalistiche e ambientali del territorio. Sono sviluppati
da agenzie governative, organizzazioni non governative, istituzioni scientifiche
e di ricerca e possono riguardare vari aspetti, come: i fenomeni di inquinamento
o cambiamento ambientale su scala globale, regionale, locale; la qualità
delle varie componenti ambientali (aria, acqua, suolo, flora, fauna);
gli aspetti legati all’uomo, di tipo paesaggistico, artistico o
storico-culturale.
ECO-EFFICIENZA
Orientamento strategico che consente ad un impresa che investe nella riduzione
degli impatti sull’ambiente di superare i fattori penalizzanti (iniziale
aumento dei costi, adeguamenti tecnologici, et.) trasformandoli in occasioni
di aumento della profittabilità e competitività dell’azienda.
ECOGESTIONE
Per ecogestione o gestione ambientale si intende la parte del sistema
di gestione complessivo dell’impresa che comprende la struttura
organizzativa, la responsabilità, le prassi, le procedure, i processi
e le risorse per definire e attuare la politica ambientale dell’impresa
stessa.
ECOLABELLING
Insieme delle procedure introdotte in ambito europeo del Regolamento comunitario
n. 880/92, consistenti nel contrassegnare con un logo specifico i prodotti
caratterizzati da un limitato impatto ambientale. Il logo viene assegnato
a quei prodotti che soddisfano uno specifico insieme di criteri ecologici.
Finora hanno ottenuto l’ecolabel comunitario alcuni prodotti nei
settori dei detergenti, lavatrici, vernici, ecc.. Poichè l’ecolabel
è un simbolo che evidenzia le favorevoli prestazioni ambientali
di un prodotto (ad esempio, il contenere un minor quantitativo di un determinato
inquinante) rispetto ai suoi concorrenti, le imprese se ne avvalgono per
orientare i consumatori all’acquisto di beni più rispettosi
dell’ambiente.
ECOLOGIA
INDUSTRIALE
Area di ricerca che, attraverso l’analogia tra funzionamento dell’ecosistema
e del sistema industriale, estende a quest’ultimo i principi cardine
dell’ecologia.
La nascita dell’ecologia industriale si deve all’emergere
di una strategia specifica per ridurre gli impatti antropici sulle risorse
naturali prendendo a modello i fenomeni di riciclizzazione della materia
presenti negli ecosistemi.
Per affrontare i problemi ambientali connessi alla produzione industriale
occorre considerare il sistema industriale come un sistema interconnesso
di produzione e consumo, esaminando come questo genera scorie e inquinanti
che danneggiano l’ambiente. Si tratta in particolare di esaminare
se esista qualche modo per porre in interazione reciproca processi industriali
differenti che producono rifiuti e, in particolar modo, rifiuti pericolosi.
Mentre gli approcci tradizionali al management ambientale sono incentrati
sui processi produttivi o sui siti industriali, l’ecologia industriale
utilizza un approccio sistemico; potrebbe infatti non essere opportuno
minimizzare i rifiuti di una particolare fabbrica o industria, ma si dovrebbe
agire per minimizzare i rifiuti dell’attività industriale
nel suo complesso.
L’obiettivo dell’ecologia industriale è quello di modificare
l’attività umana per ridurne le caratteristiche dissipative;
a tal fine sarà il concetto stesso di “scarto” ad essere
riconsiderato in una visione sistemica fino alla sua riconsiderazione
in qualità di prodotto intermedio.
EFFETTI
AMBIENTALI
Cambiamenti nell’ambiente, sia positivi che negativi, causati dalle
attività, prodotti e/o processi di una data organizzazione. Possono
essere distinti in effetti interni (riconducibili cioè alle attività
svolte all’interno del perimetro del sito) ed effetti esterni (causati
dalle attività svolte al di fuori del perimetro del sito, per effetto
della presenza del sito stesso, come ad esempio l’emissione di inquinanti
atmosferici associati alla movimentazione delle merci, persone e prodotti).
EFFETTI
AMBIENTALI GLOBALI
Si tratta di quegli effetti dell’attività economica che non
si presentano su scala regionale o locale ma su scala globale, mondiale:
effetto serra, eutrofizzazione delle acque, acidificazione delle piogge,
riduzione dello strato di ozono. La risoluzione dei problemi globali non
può che essere affrontata attraverso accordi di cooperazione internazionale.
EFFICIENZA
ECOLOGICA
L’efficienza ecologica è un concetto complesso che qualifica
beni e servizi in grado di contribuire competitivamente alla qualità
della vita, minimizzando l’ambientale e l’utilizzo di risorse
nell’intero ciclo di vita.
EFFICIENZA
ENERGETICA
Indica il rapporto tra il servizio energetico effettivamente erogato e
l’energia utilizzata per erogare questo servizio. Ad esempio le
comuni lampadine elettriche ad incandescenza hanno un’efficienza
di conversione di circa il 5%, ovvero solo il 5% di elettricità
che entra nella lampadina viene convertita in luce, il resto è
convertito in calore. Dire che l’efficienza energetica di una centrale
elettrica è del 40% significa dire che per ottenere 1 KWh si spende
l’equivalente di 2,5 KWh di combustibile
EMAS
(EcoManagement and Audit Scheme)
Nel 1993 la Comunità europea ha emanato il Regolamento n. 1836
EMAS (rivisto nel 2001) sulla partecipazione volontaria delle imprese
industriali a un sistema di ecogestione e audit. Il Regolamento prevede
che le imprese partecipanti adottino, nei propri siti produttivi, dei
sistemi di gestione ambientale basati su politiche, programmi, procedure
e obiettivi di miglioramento dell’ambiente e pubblichino una dichiarazione
ambientale (un vero e proprio bilancio ambientale di sito). Ai fini della
registrazione del sito nell’apposito elenco istituito presso la
Commissione europea, il Regolamento EMAS prevede che la dichiarazione
ambientale venga convalidata da un verificatore accreditato da un Organismo
nazionale competente; in Italia tale organismo, attivo solo dal 1997,
è il Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit che si avvale
del supporto tecnico dell’ANPA.
Il testo di EMAS II è stato adottato congiuntamente da Parlamento
e da Consiglio nel febbraio 2001 (regolamento 761). Sulla base dell’esperienza
maturata con l’attuazione di EMAS nei settori sperimentali, sono
stati evidenziati vari aspetti che mostrano come il campo di applicazione
del 1836/93 era da tutti stato ritenuto troppo limitato. I progetti pilota
hanno infatti mostrato che esiste una domanda di EMAS al di fuori del
settore industriale per quelle organizzazioni che, pur non appartenendo
al settore manifatturiero, hanno attività con notevole impatto
ambientale. E' stato poi dimostrato che i sistemi di gestione ambientale
sono applicabili a tutti i settori in quanto parte ed integrazione di
sistemi di gestione esistenti (es. qualità, sicurezza, ecc.). La
decisione di inserire nel nuovo regolamento l'applicabilità dello
stesso a tutte le attività economiche con aspetti ambientali diretti
ed indiretti ha, pertanto, ottenuto un consenso unanime.
L’estensione di EMAS a tutte le organizzazioni aventi un impatto
ambientale, anche a quelle che non rientrano nei settori industriali e
manifatturieri, significa la possibilità di registrazione a EMAS
di entità dotate di strutture organizzative molto diverse.
Sono state individuate entità con le strutture organizzative seguenti
(ulteriormente descritte più avanti):
a) Organizzazioni che operano in un unico sito;
b) Organizzazioni che, in circostanze eccezionali, potrebbero registrare
un’entità più piccola di un sito;
c) Organizzazioni che operano in più siti
1. con prodotti o servizi identici o simili
2. con prodotti o servizi diversi.
d) Organizzazioni per le quali non è possibile definire adeguatamente
un sito specifico;
e) Organizzazioni che controllano siti temporanei;
f) Organizzazioni indipendenti da registrare come un’organizzazione
comune;
g) Piccole imprese che operano in un grande territorio determinato e producono
prodotti o servizi identici o simili;
h) Autorità locali e istituzioni governative.
ENERGIA
E’ la quantità di energia solare, diretta o indiretta, utilizzata
come denominatore comune, necessaria per ottenere un prodotto o un flusso
di energia (energia elettrica, termoelettrica, et.); ad esempio per ottenere
un joule di energia elettrica è necessaria energia sotto forma
di impianti e di combustibile: la somma totale dell’energia solare
impiegata per ottenerla è l’emergia.
EMISSIONE
Scarico di qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’ecosistema,
che può produrre direttamente o indirettamente un impatto sull’ambiente.
ENTROPIA
E’ la tendenza dell’energia, quando viene usata, a degradarsi,
ovvero a trasformarsi in calore a bassa temperatura di scarsa utilità.
E’ un indice della tendenza al disordine di un sistema..
I processi naturali sono quasi sempre tesi a organizzare la materia, sia
che si tratti di fenomeni viventi che non (formazione di rocce, minerali).
Ciò naturalmente avviene a spese di energia, ossia producendo entropia
(disordine, calore dissipato). Tuttavia i cicli naturali si riequilibrano
assorbendo energia solare e non producono scarti o rifiuti. I cicli naturali
sono chiusi. Al contrario i processi attuati dall'uomo, che portano alle
strutture organizzate (manufatti, città, organizzazioni) con uso
di energia e produzione di entropia, non riescono a chiudersi e generano
scarti, rifiuti ed inquinamento. “Esternalità” vengono
chiamati gli elementi di risulta dei processi antropici e vengono smaltiti
nell’ambiente. L’entropia rappresenta il saldo energetico
negativo creato dal processo e va pertanto minimizzata: un primo obiettivo
è allora quello di produrre la massima organizzazione con la minima
produzione di entropia.
EPI
(Environmental Performance Indicators)
La norma ISO 14031 ha codificato gli indicatori EPI, che comprendono a
loro volta gli indicatori di prestazione operativi (OPI, Operational Performance
Indicators), che forniscono informazioni sulle prestazioni ambientali
delle attività aziendali, e gli indicatori di prestazione gestionali
(MPI, Management Performance Indicators), che forniscono invece informazioni
sugli sforzi gestionali per tenere sotto controllo e minimizzare le prestazioni
ambientali aziendali.
Gli OPI si riferiscono alle attività di progettazione, gestione
e manutenzione, ai fattori produttivi in entrata e in uscita (materie
prime, energia, risorse naturali, prodotti, rifiuti, emissioni inquinanti),
alla fornitura di materiali, energia e servizi e alla produzione di prodotti,
servizi e rifiuti. Sono suddivisi in otto categorie (materiali, energia,
servizi di supporto, logistica, prodotti e servizi forniti, rifiuti, emissioni),
per ognuna delle quali la norma riporta alcuni esempi.
I MPI sono invece ripartiti in quattro categorie (implementazione di politiche
e programmi, conformità, performance finanziaria, relazioni con
la comunità) e anche in questo caso la norma suggerisce alcuni
indicatori specifici.
EQUITA’ INTERGENERAZIONALE
L’equità intergenerazionale, chiaramente enunciata dalla
Brundtland, richiede che l’attività economica delle generazioni
presenti non pregiudichi il benessere delle generazioni future degradando
irreversibilmente gli stock di risorse ambientali disponibili
ESTERNALITÀ
AMBIENTALI
Si intendono gli effetti che l’attività economica produce
sull’ambiente il cui costo di risanamento può essere internalizzato
dall’azienda che li produce
F
FATTORE
AMBIENTALE/FATTORE DI IMPATTO
Elemento che, sotto forma di materia e di energia, è in grado di
agire sulle componenti ambientali producendo interferenze.
FATTORI
DI PRESSIONE
Gli elementi che determinano una pressione sull’ambiente e che sono
rappresentati, in diverso modo, da attività antropiche quali il
turismo, l'attività industriale, l'agricoltura, l'allevamento,
il trasporto, ecc.
FATTORE
4 E FATTORE 10
Un gruppo di studiosi di fama internazionale guidati da Friederich Schmidt-Bleek
vicepredsidente del Wuppertal Institute si è fatto promotore di
un’iniziativa di ricerca e di riflessione che ha dato vita al Club
“Factor 10”.
Il lavoro di collaborazione e di ricerca è sintetizzato nella Dichiarazione
di Carnoules (1994).
Il club fattore 10 lavora alla definizione ed individuazione di soluzioni
per la riduzione di un fattore dieci nell’input di materiali e di
energia utilizzati nella produzione e ridurre la pressione sull’ambiente.
Uno dei percorsi indicati consiste nella smaterializzazione dei prodotti
attuando un passaggio da una società che fornisce servizi ad elevato
contenuto di materiali ad una società fornitrice di servizi ad
alto contenuto di informazioni.
FISCALITÀ
AMBIENTALE
Insieme di tasse e tributi che incentivano l’uso di risorse abbondanti
e favoriscono il risparmio di risorse limitate. A seconda della base che
vanno a colpire le tasse ambientali possono essere ripartite in: tasse
e tariffe sulle emissioni; tasse sui prodotti; tasse d’uso riferite
ai servizi ambientali ottenuti in loro cambio.
FORUM
CIVICO
Raggruppamento di soggetti territoriali, previsto dall’Agenda 21
Locale, che ha l’obiettivo di costruire visioni condivise sugli
indirizzi da adottare e le strategie da perseguire per uno sviluppo locale
sostenibile
FUNZIONI
AMBIENTALI
Tutti i possibili usi che l’uomo può fare dell’ambiente
per scopi produttivi, di consumo ed in generale di fruizione; le funzioni
che l’ambiente rende all’attività umana sono il controllo
dell’erosione del suolo, la regolazione e la depurazione dell’acqua,
la produzione di risorse agricole ed alimentari, la conservazione evolutiva
delle risorse genetiche, dell’habitat e delle zone umide, la conservazione
degli spazi naturali (una vera risorsa non rinnovabile), la messa a disposizione
delle materie prime, l’assorbimento dei residui, le grandi funzioni
di regolazione del clima e della composizione chimica dell’atmosfera,
il mantenimento delle condizioni di equilibrio nei cicli dei nutrienti.
G
GLOBAL
COMMONS
Beni comuni dell’umanità: gli oceani ed i mari, lo spazio
esterno alla superficie planetaria, il clima e la sua evoluzione nei tempi
lunghi, l’Antartide. Essi vanno intesi in senso ampio ed includono
il sistema generale costituito dal ciclo dell’acqua, lo stato dell’atmosfera
e l'interfaccia mare/atmosfera. Inoltre, con una posizione che supera
una visione limitata alla fisicità dei beni e che corrisponde in
termini etici e biologici alle caratteristiche di un pianeta su cui si
è sviluppata la vita, tra i global commons vanno compresi foreste
e biodiversità ed i loro effetti sulla stabilità/evoluzione
dei grandi cicli bio-geo-chimici.
GREEN
PUBLIC PROCUREMENT
Si tratta di un sistema che permette di introdurre criteri ambientali
nelle procedure relative all’acquisto di beni e servizi da parte
delle pubbliche amministrazioni. Scopo ultimo del progetto è quello
di spingere le imprese a produrre beni con migliori prestazioni ambientali,
il che non può prescindere dall’ assumere il criterio fondamentale
dell’eco-efficienza.
H
HDI
(Human Development Index)
L’indice di sviluppo umano (Human Development Index / HDI) è
uno strumento del UNDP presentato per la prima volta in un rapporto del
1991 e da allora applicato in numerosi studi. Lo scopo è di avere
indici diversi per la ricchezza , tipicamente misurata con il prodotto
nazionale lordo, e per il benessere di una popolazione. L’HDI. è
composto dal prodotto tra il prodotto nazionale lordo (Gross National
Product / GNP) per l’aspettativa di vita, il livello di istruzione
e le differenze di genere. Esso è normalizzato in modo da ottenere
valori tra zero (minimo benessere) ed uno (massimo benessere).
I
IMMISSIONI
Rilascio, in atmosfera o nei corpi idrici, e conseguente trasporto turbolento,
di un inquinante nell’ambiente.
IMPATTO
AMBIENTALE
Insieme degli effetti che un’opera (impianto industriale, centrale
energetica, strada, ecc.) produce sul territorio circostante, provocando
alterazioni o perturbazioni di singole componenti dell’ambiente
o del sistema ambientale complessivo. Per realizzare opere di grande portata,
è vincolante un giudizio preventivo sulla compatibilità
ambientale detto VIA.
IMPRONTA
ECOLOGICA
E’ la superficie di territorio necessaria per sostenere una data
economia e mantenere il suo standard di vita e di consumi; la sua valutazione
permette di stimare il consumo di risorse e la necessità di assimilazione
di rifiuti da parte di una determinata popolazione umana o di una certa
economia e di esprimerle in termini di superficie di territorio produttivo
corrispondente. E’ stato largamente impiegato per illustrare in
modo visivo e diretto l’insostenibilità della maggior parte
dei sistemi socio-economici in rapporto alle dimensioni de loro territorio
ed alla corrispondente capacità produttiva di risorse rinnovabili
primarie, che come visto in precedenza rappresentano la base essenziale
- anche se poco riconosciuta - dell’economia. In altri termini l’impronta
ecologica illustra in modo chiaro il debito che le società hanno
nei confronti dell’ambiente.
INCENTIVI E SUSSIDI AMBIENTALI
Con l’espressione "incentivi ambientali" o "sussidi
ambientali" si fa comunemente riferimento a quella parte di strumenti
economici e finanziari di politica ambientale, a disposizione del decisore,
per indurre gli operatori economici che causano emissioni inquinanti (generalmente
appartenenti al sistema dei produttori e delle imprese) ad adottare comportamenti
rivolti alla riduzione delle stesse. I tipi di azione che attraverso questi
strumenti il decisore innesca tra gli operatori consistono in pratica
nella diminuzione delle quantità prodotte, nell’aumento del
livello di abbattimento delle emissioni inquinanti, nell’adozione
di tecnologie più pulite, nella riformulazione dei processi produttivi
e/o prodotti in un’ottica ambientalmente consapevole. Le categorie
in cui è possibile articolare le diverse forme di incentivo sono:
sussidi, aiuti finanziari, interventi sul mercato.
INCERTEZZA
Orio Giarini e Hans Jonas, e successivamente Ulrich Beck, hanno parlato
dell’era moderna come un’era di incertezza. L’intenso
dibattito scientifico sull’evoluzione della temperatura terrestre
o sull’esaurimento dello scudo di ozono costituiscono solamente
due esempi di quanto ancora, nonostante i continui progressi, la definizione
degli aspetti biofisici di molti fenomeni ambientali risenta di un elevato
grado di incertezza. Questa incertezza tende ad aumentare con l’aumentare
della dimensione spaziale e temporale di indagine. All’incertezza
fisica si associa poi un’incertezza “economica” che
determina una difficile valutazione dei costi e benefici associati ad
ogni intervento di protezione ambientale. Se l’incertezza è
connaturata con la conoscenza dei principali aspetti scientifici ed economici
allora l’applicazione del principio di precauzione diviene fondamentale
nella gestione dell’attività umana.
INDICATORI
DI PRESTAZIONE AMBIENTALE
In analogia con il sistema di contabilità economico-finanziaria,
gli indicatori ambientali riclassificano e sintetizzano i dati sugli aspetti
ambientali raccolti dal sistema informativo, per fornire un quadro immediato
e rappresentativo della situazione aziendale in ambito ambientale, confrontabile
con il contesto temporale e territoriale in cui l’impresa è
inserita e con gli obiettivi che si è prefissata.
Gli indicatori di prestazione ambientale, comunemente utilizzati dalle
imprese nei rapporti, nei bilanci e nelle dichiarazioni ambientali per
la comunicazione con l’esterno, possono essere classificati in quattro
categorie, a seconda degli aspetti che rappresentano:
1. indicatori di misurazione degli sforzi aziendali per il controllo e
la minimizzazione degli impatti ambientali, che sintetizzano informazioni
come l’entità degli investimenti
2. effettuati, il numero di addetti dedicati, il livello di razionalizzazione
gestionale e organizzativa conseguito;
3. indicatori diretti di tipo fisico, che sintetizzano dati riguardanti
tipo e livello delle emissioni inquinanti prodotte e l’utilizzo
delle risorse naturali da parte dell’impresa;
4. indicatori di relazione con il territorio, indicanti il numero di controversie,
reclami o incidenti verificatisi in un determinato periodo di riferimento;
5. indicatori di tipo economico, che sintetizzano gli eventuali costi
sostenuti per la bonifica o il ripristino di aree inquinate, per il riciclaggio
di materiali o per l’eliminazione dei rifiuti.
Gli indicatori usati a fini di gestione interna e controllo degli aspetti
ambientali che caratterizzano le attività aziendali si possono
invece suddividere in due macro-categorie:
1. indicatori di performance ambientale, corrispondenti a valori quantitativi
e qualitativi che valutano l’efficienza e l’efficacia aziendali
nell’uso del fattore ambiente;
2. indicatori di impatto ambientale, che valutano gli effetti negativi
sull’ambiente naturale delle attività aziendali.
Tra gli indicatori di performance ambientale si possono ulteriormente
distinguere:
1. indicatori di processo, che valutano l’efficienza aziendale in
termini di uso delle risorse naturali e di impatto sull’ambiente;
2. indicatori eco-finanziari, che correlano gli interventi effettuati
per il miglioramento delle prestazioni ambientali con i relativi costi
di gestione e investimento;
3. indicatori di gestione, che valutano invece la capacità dell’impresa
di raggiungere gli obiettivi di prestazione ambientale in termini di mantenimento
della conformità normativa, di corretta applicazione del SGA, di
integrazione con le altre funzioni aziendali.
Gli indicatori di impatto ambientale possono invece essere:
1. di tipo fisico, per misurare il contributo delle attività aziendali
al mutamento delle condizioni ambientali locali e globali;
2. i tipo economico, per convertire in termini economici i cambiamenti
nell’ambiente naturale provocati dalle attività aziendali.
INDICATORI
DI SOSTENIBILITA’
Gli indicatori di sviluppo sostenibile, per essere considerati tali, devono
soddisfare quattro criteri specifici che un indicatore di sostenibilità
dovrebbe soddisfare:
1. rilevare eventuali cambiamenti in assetti importanti (ad esempio, risorse
naturali, qualità delle acque);
2. individuare fattori che potrebbero essere fonti di costi o benefici
significativi per le generazioni presenti o future;
3. individuare qualsiasi problema che possa essere risolto solo in un
determinato periodo di anni, decadi o secoli;
4. mettere in evidenza problemi specifici per i quali esistano dei livelli-soglia
oltre i quali anche piccoli cambiamenti potrebbero essere causa di effetti
irreversibili.
IPP
(Integrated Product Policy)
La politica ambientale di prodotto (Integrated Product Policy, IPP) è
definita come: "una politica pubblica esplicitamente orientata a
modificare e migliorare la prestazione ambientale dei sistemi di prodotto.
Indirizzata al ciclo di vita di un prodotto nel suo complesso, la IPP
si propone innanzitutto di evitare il trasferimento di un problema da
uno stadio del ciclo di vita ad un altro o da un comparto ambientale ad
un altro (ad es. dall'acqua all'aria o al suolo) ".
Per implementare tale politica sono stati individuati alcuni strumenti
che dovrebbero consentire il decollo e il consolidarsi di un mercato di
prodotti ambientalmente favorevoli: Tasse ed incentivi orientati al prodotto;
Accordi ambientali volontari tra imprese o tra imprese e amministrazioni
locali; Green procurement, in altre parole vincolo per le amministrazioni
pubbliche di inserire le caratteristiche ambientali tra le specifiche
di approvvigionamento di un prodotto (a questo scopo è necessario
favorire la ricerca e sviluppo sui prodotti maggiormente compatibili con
l'ambiente. reperire fondi ad hoc); Applicare il principio della responsabilità
estesa del produttore.
ISO
14000 (International Standardization Organization)
Dal settembre del 1996 l’ISO ha pubblicato una serie di norme sulla
gestione ambientale delle roganizzazioni.
L
LCA
(Life Cycle Assessment)
E’ un metodo di valutazione dei carichi ambientali connessi con
un prodotto, un processo o un’attività, attraverso l’identificazione
e la quantificazione dell’energia, dei materiali usati e dei rifiuti
rilasciati nell’ambiente, per valutarne l‘impatto ambientale.
La valutazione include l’intero ciclo di vita del prodotto, processo
o attività, che comprende l’estrazione e il trattamento delle
materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso,
il ri-uso, il riciclo e lo smaltimento finale.
Nel 1997 vengono pubblicate le Norme EN ISO 14040 e 14041. Le versioni
ufficiali in lingua italiana sono:
UNI EN ISO 14040 - Titolo: Gestione ambientale - Valutazione del ciclo
di vita - Principi e quadro di riferimento. La norma specifica il quadro
generale, i principi e le prescrizioni per effettuare gli studi di valutazione
del ciclo di vita e diffonderli mediante relazione.
UNI EN ISO 14041- Titolo: Gestione ambientale - Valutazione del ciclo
di vita - Definizione dell'obiettivo e del campo di applicazione e analisi
dell'inventario. La norma specifica i requisiti e le procedure necessarie
per compilare e preparare la definizione dell’obiettivo e del campo
di applicazione di una valutazione del ciclo di vita (LCA), nonché
per condurre, interpretare e riportare un’analisi di inventario
del ciclo di vita (LCI).
Nel 2000 sono state pubblicate da ISO le Norme 14042 (Valutazione dell'impatto
del ciclo di vita), 14043 (Interpretazione del ciclo di vita) e 14049
(Esempi di come applicare la ISO 14041).
La UNI EN ISO 14042 tratta la valutazione degli impatti associati ai flussi
dell'inventario della fase precedente. In questa fase si studia la significatività
degli impatti ambientali del prodotto, costruendo così un modello
basato su indicatori di categoria rappresentativi degli impatti legati
alle emissioni (flussi in uscita) oppure all'utilizzo delle risorse naturali
(flussi in ingresso). La conclusione del processo è la fase di
interpretazione dei risultati, trattata nella UNI EN ISO 14043, in cui
si quantificano gli impatti permettendo dunque eventuali studi comparativi
per valutare la maggiore sostenibilità ambientale di un prodotto
rispetto ad un altro, o di un rinnovato ciclo produttivo rispetto al ciclo
precedente. È la fase in cui la valutazione del ciclo di vita conduce
a risultati misurabili che possono essere di supporto al processo decisionale,
soprattutto se utilizzati in combinazione alle opportune valutazioni tecnico-economiche.
La serie ISO 14040 si completa infine con alcuni rapporti tecnici che
costituiscono ottimi supporti per l'applicazione delle norme: l'ISO/TR
14049 riporta esempi di analisi dell'inventario secondo la ISO 14041,
l'ISO/TR 14047, in fase di elaborazione a livello internazionale, riporta
esempi di valutazione degli impatti, mentre per l'interpretazione dei
risultati l'ISO/TR 14048, appena uscita (novembre 2002), definisce il
formato dei dati per la presentazione dei risultati dello studio in maniera
omogenea.
La LCA si sviluppa attraverso le seguenti fasi (dette delle 4 I): 1. Definizione
degli obiettivi e delle finalità (Initiation) 2. Analisi dell'inventario
(Inventory) 3. Valutazione dell'impatto (Impact) 4) Interpretazione dei
risultati
L’analisi del ciclo di vita può essere, a seconda del grado
di approfondimento, di sei tipi:
LCA Concettuale: utilizzata in modo strategico solo nelle prime fasi,
non considera numerosi aspetti della vita del prodotto e non entra in
dettaglio nelle differenze con altri prodotti.
LCA Preliminare: non prende in considerazione tutta la vita del prodotto,
tuttavia entra sufficientemente nel dettaglio permettendo così
la comparazione tra più prodotti.
LCA Completa: è la metodologia applicata in ogni suo punto, consentendo
di sviluppare etichette ecologiche e apportare miglioramenti al prodotto.
LCA selettiva: o screening LCA: individua le fasi di vita di un prodotto
che ne determinano i principali impatti ambientali. Non comprende la raccolta
dei dati e loro valutazione per le altre fasi di vita.
LCA quantitativa: fornisce informazioni di tipo strettamente quantitativo,
basate sulla definizione di quattro matrici dette "primarie"
e una di "sintesi" : Le matrici "primarie" mostrano:
le implicazioni ambientali connesse alla realizzazione di un prodotto,
gli aspetti socio-politici, gli impatti ambientali, gli eventuali aspetti
di impatto tossicologico. La matrice di "sintesi" contiene il
sommario delle valutazioni per consentire il confronto tra le diverse
opzioni eventualmente considerate.
LCA parziale o "Streamlining" : evidenzia la o le fasi di maggior
rilevanza ambientale soprattutto nel caso di comparazioni di prodotti
e dà indicazioni sull'eliminazione di quei componenti che producono
rilevanti impatti nella vita del prodotto.
LCC
(Life Cycle Costing)
Analisi dei costi ambientali (interni ed esterni) legati al ciclo di vita
di un prodotto/processo che comprende tutti i costi ambientali, da quelli
relativi alla fase di estrazione delle materie prime necessarie per la
produzione del bene/servizio oggetto d’indagine fino a quelli legati
all’utilizzo o alla fruizione da parte del consumatore e al post
consumo (trattamento, recupero, riuso, riciclo).
LIMITI
ALLO SVILUPPO
Limiti che la natura finita delle risorse e la capacità limitata
di assorbire gli scarti e le emissioni impone all’industrializzazione
e alla crescita demografica. Il termine è stato introdotto nel
1972 dal Rapporto del Club di Roma “I limiti della crescita”
M
MAIA
- Material Intensity Analysis (Analisi dell'intensità di materiali)
E' un metodo per progettare prodotti e soprattutto servizi in modo da
impiegare la più bassa intensità possibile di materiali
per ogni unità di servizio desiderata
MATERIAL
FLOW ACCOUNTING (MFA)
Strumento di analisi che contabilizza in unità fisiche (tonnellate)
tutti i flussi di sostanze, materie vergini, prodotti di base, rifiuti,
emissioni atmosferiche, idriche relative ad un processo produttivo in
un dato territorio.
Si riportano in seguito le principali equazioni del MFA:
TMR Materiali Totali = DMI + Flussi Nascosti Esteri + Flussi Nascosti
Nazionali
DMI Input Diretto di Materiali = Estrazione Nazionale + Import
NAS Aggiunte Nette allo Stock = DMI – DPO – Export
TDO Output Totale Nazionale = DPO + Flussi Nascosti Nazionali
DPO Output Totale Nazionale da Processi = DMI – NAS - Export
TMR Total Materials Requirement – Fabbisogno
Materiale Totale
Si tratta del totale di materie richieste da una economia nazionale /
regionale / di distretto / aziendale inclusi tutti i flussi sia nazionali
che importati.
Il TMR è dato dalla somma dell’input diretto di materiali
(DMI), dei Flussi Nascosti Nazionali e dei Flussi Nascosti Esteri.
DMI Direct Material Input – Input Diretto di Materiali
Si tratta del totale degli input diretti che entrano nel processo economico
trovando una corrispondenza economica.
Il DMI è composto dai “flussi nazionali” legati alle
materie prime estratte nell’ambiente nazionale e dai “flussi
indiretti” a monte delle importazioni, ovvero l’insieme dei
rifiuti, dei reflui e delle emissioni generati fuori dal territorio nazionale
nell’estrazione, trasporto, e trasformazione dei materiali in beni
oggetto d’importazione.
HMF Hidden Material Flow – Flussi Nascosti di Materie
Si tratta della quota di TMR che non entra mai nell’economia, legato
generalmente alle fasi di estrazione e/o raccolto del ciclo della materia,
può essere sia un input che un output.
Una parte di questi, visto che il ciclo di vita di un prodotto si svolge
in diversi paesi (paesi di estrazione delle materie prime, paesi di realizzazione
dei prodotti intermedi, paesi di realizzazione dei prodotti finali e infine
paesi di consumo e scarto alla fine del ciclo) ripartibili in due blocchi:
quelli del paese che effettua la contabilizzazione (DHF) e quelli del
resto del mondo (Foreign Hidden Flows).
DHF Domestic Hidden Flows – Flussi Nascosti Interni
Si tratta della parte di HMF “movimentata” nell’ambiente
interno.
FHF Foreign Hidden Flows – Flussi Nascosti del Resto del
Mondo
Si tratta della parte di HMF “movimentata” nell’ambiente
esterno, nel resto del mondo e “importata”.
DPO Domestic Processed Output – Output Totale da Processi
Economici
Si tratta del totale degli input diretti - composti dai “flussi
nazionali” legati alle materie prime estratte nell’ambiente
nazionale, e dai “flussi indiretti” sono quelli che si trovano
a monte delle importazioni, ovvero rappresentano l’insieme dei rifiuti,
dei reflui e delle emissioni generati fuori dal territorio nazionale nell’estrazione,
trasporto, e trasformazione dei materiali in beni oggetto d’importazione
– a cui vanno sottratti i materiali stoccati in costruzioni o in
infrastrutture (strade, aeroporti, ferrovie, impianti produttivi, edifici)
e i materiali incorporati in beni di lunga durata (la somma di questi
due elementi costituisce il Net Additions to Stock – NAS) e tutti
quei flussi che escono perché incorporati in esportazioni (esclusi
dal DPO perché i loro rifiuti impattano in altri paesi); i flussi
di materiali riciclati vengono sottratti dal DPO
TDO Total Domestic Output – Otput Totale Interno
Si tratta del totale DPO e HMF e rappresenta la quantità totale
di output di materie nell’ambiente interno causato direttamente
e indirettamente dall’attività umana.
METABOLISMO
INDUSTRIALE
Sistema di relazioni tra imprese che ha come finalità l’analisi
e l’organizzazione dei flussi energetici e dei materiali tra imprese.
Il metabolismo industriale si occupa di descrivere il legame tra flussi
di materia di origine antropica e l’impatto potenziale delle attività
economiche sull’ambiente, in particolare per quel che riguarda i
nutrienti come l’azoto, l’idrogeno, l’ossigeno, il carbonio,
lo zolfo e il fosforo.
METODO
DI VALUTAZIONE CONTINGENTE
E’ uno dei metodi della valutazione monetaria diretta. Il metodo
della valutazione contingente determina il valore economico delle risorse
ambientali attraverso lo svolgimento di un sondaggio d’opinione,
teso ad individuare la disponibilità a pagare o a richiedere una
compensazione relativamente ad un determinato cambiamento ambientale da
parte del campione di soggetti che viene coinvolto nell’indagine.
Non esistendo un effettivo mercato di transazione dei beni ambientali,
il metodo della valutazione contingente si basa sulla costruzione e la
strutturazione di un ipotetico mercato di riferimento.
METODO
DI VALUTAZIONE DELLE SPESE DIFENSIVE
E’ uno dei metodi della valutazione monetaria diretta. E’
il metodo di valutazione monetaria diretta più semplice per calcolare
il valore economico della qualità ambientale, che viene considerata
come obiettivo di un processo produttivo, nel quale, partendo da una determinata
situazione: bisogna aumentare le spese per ottenere un aumento della qualità
ambientale; con l’aumentare del livello di qualità ambientale,
si riducono le spese sostenute per difendersi dal livello di inquinamento
corrispondente alla situazione di partenza.
L’ammontare delle spese da sostenere per migliorare la qualità
ambientale, o delle spese difensive che si possono ridurre quando migliora
la qualità ambientale, costituisce il valore monetario del miglioramento,
o peggioramento, ambientale.
METODO
DI VALUTAZIONE DEI PREZZI EDONICI
E’ uno dei metodi della valutazione monetaria diretta. Attraverso
il ricorso a determinate tecniche statistiche, l’approccio della
valutazione dell’ambiente in termini di prezzi edonici deriva il
valore dell’ambiente dal valore di un bene diverso dall’ambiente
ma ad esso strettamente legato, in quanto il suo valore di scambio sul
mercato è influenzato dalle caratteristiche del contesto ambientale/naturalistico
in cui il bene si trova. Di solito si fa riferimento al valore di una
unità immobiliare di tipo residenziale, supponendo che vi sia una
relazione diretta tra prezzo di mercato dell’immobile e qualità
dell’ambiente in cui tale abitazione si trova o ipotizzando che
vi sia una relazione inversa tra il prezzo di mercato dell’immobile
e il livello di inquinamento dell’aria nella zona in cui esso è
ubicato.
Questo metodo si basa sull’ipotesi che oggetto di consumo da parte
degli operatori economici non è il bene fisico in sé stesso
(l’immobile in quanto tale) ma è il complesso delle caratteristiche
che qualificano il bene consumato (un immobile ubicato all’interno
di una riserva naturalistica). Quindi ogni unità di bene è
descritta da un vettore di caratteristiche e il prezzo di mercato di ogni
unità di questo bene è funzione del mix di queste caratteristiche.
METODO
DI VALUTAZIONE DEL COSTO DI TRASPORTO
E’ uno dei metodi della valutazione monetaria diretta. Questo metodo,
partendo dal presupposto che gli operatori economici assegnano un certo
valore al proprio tempo libero, misura il valore della qualità
ambientale in termini dei costi (misurabili sul mercato) sostenuti dagli
operatori economici per poter utilizzare o fruire di un determinato bene
ambientale, caratterizzato da una serie di parametri qualitativi di tipo
ambiental-naturalistico.
In particolare vengono presi come riferimento i costi di viaggio e di
soggiorno sostenuti per raggiungere specifiche risorse ambientali, come
aree di particolare pregio naturalistico, e goderne il valore d’uso.
Questi costi vengono poi integrati con opportuni indicatori sui costi-opportunità
del tempo impiegato per usufruire del bene ambientale, quali ad esempio
il mancato reddito non percepito durante il viaggio e il soggiorno, potendo
svolgere un’altra attività fonte di guadagno.
MIPS
La riduzione dell’input di materiali al sistema produzione-consumo
finalizzato alla fornitura di servizi comprendenti prodotti realizzati
con un’efficienza molto maggiore di quella attuale è un obiettivo
significativo che può consentire di avviare il sistema economico
verso un sostanziale equilibrio con le risorse naturali di base e, quindi,
ad un assetto ragionevolmente sostenibile nel futuro. Per muoversi in
modo coerente e coordinato è necessario disporre di un sistema
di indicatori capace di fornire informazioni corrette ai vari livelli
del sistema decisionale. In questo caso è necessario sviluppare
un sistema di indicatori relativo al prelievo di risorse naturali e al
loro input nel sistema produzione-consumo tenendo presente la necessità
di disporre di parametri capaci di fornire indicazioni significative su
tutti gli anelli della catena. E' la quantità totale di natura
impiegata per realizzare un prodotto, espressa in chilogrammi. Il MIPS
è cioè la somma del peso del prodotto e del suo zaino ecologico.
Secondo Schmidt-Bleek il MIPS dovrebbe diventare un'unità internazionale
di valore ecologico, da affiancare al prezzo di ogni prodotto o - meglio
ancora - di ogni servizio. I MIPS indicano quanta natura un prodotto o
un servizio sono costati, cioè il loro prezzo ambientale.
MISURA
DI COMPENSAZIONE
Intervento di ripristino ambientale in una data area (ad esempio, creazione
di un parco naturale) per compensare la perdita di valore ambientale causata
dalla realizzazione di opere (ad esempio, ferrovie) in un’altra
area, più o meno vicina alla prima.
MISURA
DI MITIGAZIONE
Accorgimento atto a ridurre o annullare i possibili effetti negativi o
dannosi dovuti alla presenza di un’unità di processo sull’ambiente
circostante. Più specificatamente, modifica tecnica o elemento
tecnologico aggiuntivo (depuratore, filtro, misura di protezione ambientale)
apportato al progetto iniziale per ridurre gli effetti negativi sull'ambiente.
MONITORAGGIO
Insieme delle attività svolte nel tempo, allo scopo di quantificare
i parametri che indicano la qualità ambientale (ad esempio, dell’aria,
dei corpi idrici, del sottosuolo).
N
NUTRIENTI
L'insieme dei composti, sia organici, sia inorganici necessari alla sopravvivenza
delle specie. In particolare, per i microrganismi, si intendono i composti
contenenti azoto e/o fosforo.
O
OBIETTIVO
AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
E’ ciò che l’impresa si prefigge di ottenere in campo
ambientale con una descrizione il più possibile quantificata
P
PERMESSI
DI INQUINAMENTO NEGOZIABILI
I permessi di inquinamento nascono dall’esigenza di sanare un fenomeno
di fallimento del mercato dovuto alla presenza di esternalità collegate
all’attività economica: attribuiti a J. H. Dales, hanno trovato
la prima applicazione pratica negli Stati Uniti nel 1968. L’idea
è quella di scambiare, come un qualunque bene su un mercato tradizionale,
"porzioni" di inquinamento ammissibili in una data area. L’operatore
pubblico, una volta definito un livello accettabile di inquinamento e,
sulla base di tale livello, definita la quantità di diritti di
inquinamento che possono essere scambiati, distribuisce tali diritti agli
operatori economici e lascia che questi ultimi esprimano le proprie preferenze
in modo da definirne il prezzo. Spesso l'allocazione iniziale di permessi
tra le diverse aziende avviene sulla base delle emissioni inquinanti passate.
Una volta acquisiti i permessi, l'impresa dispone di un diritto ad inquinare
nella misura definita dal numero di permessi di cui è in possesso.
Qualora l'impresa riesca, ad esempio grazie alla tecnologia, ad inquinare
meno del livello consentito dai permessi, può cederne la parte
in eccesso ad altre imprese, ossia negoziarli secondo un calcolo di convenienza
economica. Tale cessione di permessi può avvenire internamente
alla stessa azienda, oppure anche all'esterno.
PIANO
D’EMERGENZA
Strumento della politica ambientale e di sicurezza, consistente in un
programma preorganizzato, avente lo scopo di ridurre le conseguenze dannose
per i lavoratori, la popolazione e l’ambiente, di un evento accidentale
originato da installazioni o da attività in corso. Esso coordina
ed ottimizza le capacità e le risorse disponibili, nelle sedi principali
e in quelle periferiche.
PIANO
DI AZIONE LOCALE
Rappresenta il momento centrale dell’Agenda 21 Locale e prevede:
la definizione e l’articolazione dei settori di intervento e degli
obiettivi generali di settore, l’individuazione dei settori di attività
(driving forces) e dei fattori di pressione significativi, la predisposizione
di scenari di previsione sull’evoluzione tendenziale della situazione,
la definizione di obiettivi specifici (target) per le componenti ambientali
e i fattori di pressione significativi, la quantificazione delle risorse
economiche e delle responsabilità
PIANO
DI BACINO
Rappresenta uno strumento conoscitivo, normativo e tecnico operativo mediante
il quale vengono programmate e pianificate le azioni e le norme d’uso
al fine della conservazione, difesa e valorizzazione del suolo e delle
acque a partire dalle caratteristiche fisiche ed ambientali del territorio
oggetto del piano.
PIANO
ENERGETICO
Strumento di programmazione per i comuni superiori a 50.000 abitanti per
favorire un utilizzo razionale dell’energia, risparmio energetico
e sviluppare le fonti rinnovabili
PIANO
DI RISANAMENTO ACUSTICO
Strumento di pianificazione che definisce le politiche e i criteri di
risanamento dei livelli di rumore presenti in aree del territorio critiche,
dal punto di vista acustico.
POLITICA
AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Documento fondamentale che testimonia l’impegno del vertice dell’organizzazione
aziendale a considerare la tutela dell’ambiente un elemento costitutivo
della propria missione aziendale. La politica ambientale deve essere stabilita
per iscritto e stabilmente riesaminata ed eventualmente corretta, comunica
al personale dipendente e resa disponibile al pubblico
PRINCIPIO
“CHI INQUINA PAGA”
Principio di imputazione che prevede di far assumere i costi ambientali
derivanti dalla attività di produzione (le esternalità ambientali
negative) al produttore. Attraverso l’adozione di tale principio
si richiede al produttore di internalizzare nel prezzo del bene anche
i costi ambientali sostenuti. Non si tratta pertanto di un “principio
etico” o “punitivo” ma di un sistema per assegnare un
prezzo alle variabili ambientali che intervengono nei processi di produzione.
PRINCIPIO
PRECAUZIONALE
Articolo 3 della UN Framework Convention on Climate Change: Le Parti dovrebbero
adottare delle misure precauzionali per anticipare, prevenire o minimizzare
le cause del cambiamento climatico e mitigarne gli effetti negativi. In
presenza di pericoli di danni seri e irreversibili, la mancanza di una
piena certezza scientifica non dovrebbe essere utilizzata come ragione
per posporre tali misure, considerato che le politiche e le misure relative
al cambiamento climatico dovrebbero essere cost-effective per assicurare
dei benefici globali al minor costo possibile.
PROCEDURA
(nel sistema di gestione ambientale)
Documento che definisce le modalità di svolgimento di attività
previste dal sistema di gestione, in termini di istruzioni gestionali
e operative e delle relative responsabilità di attuazione.
PROGRAMMA
AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Una descrizione degli obiettivi e delle attività specifici dell’impresa
concernenti una migliore protezione dell’ambiente
PROTOCOLLO
DI KYOTO
Il Protocollo di Kyoto:
a) è stato prodotto dalla Terza Conferenza delle Parti (COP3) tenutasi
a Kyoto nel Dicembre del 1997
b) entrerà in vigore e sarà quindi legalmente vincolante,
dopo essere stato ratificato da 55 Stati, tra cui devono essere inclusi
Stati dell’Annesso I* responsabili per almeno il 55% delle emissioni
totali degli Stati dell’Annesso I
c) ad oggi è stato ratificato da un solo Paese (Romania)
L’obiettivo:
La riduzione delle emissioni globali di gas serra (CO2,CH4,N2O,HFC,PFC,SF6)
del 5,2% rispetto al livello del 1990 entro il periodo 2008-2012.
Per raggiungere tale obiettivo, ogni Paese dell’Annesso I ha assunto
impegni di riduzione diversi in base alla struttura dell’economia
nazionale, alla dotazione di risorse naturali, al contributo di ciascun
gas alle emissioni totali nazionali di gas serra, all’ offerta e
la domanda di energia nazionali e agli sforzi già compiuti per
la riduzione delle emissioni prima del 1990.
Per i Paesi dell’Unione Europea nel loro insieme la riduzione deve
essere dell’8%, per gli Stati Uniti del 7% e per il Giappone del
6%. Per la Federazione Russa, la Nuova Zelanda e l’Ucraina è
prevista la stabilizzazione delle emissioni, mentre Norvegia, Australia
e Islanda possono aumentare le loro emissioni rispettivamente dell’1%,
8% e 10%.
All’interno dell’UE è stata effettuata un’ulteriore
ripartizione tra gli Stati membri per raggiungere la riduzione complessiva
dell’8%. In tale contesto, l’Italia si impegna a ridurre le
emissioni nazionali di gas serra del 6,5% rispetto alle emissioni del
1990.
Gli Strumenti:
Misure e politiche nazionali, quali:
a) Incremento dell’efficienza energetica nei rilevanti settori dell’economia
nazionale;
b) Protezione e incremento dei ‘sink’ e riserve dei gas serra
non controllati dal Protocollo di Montreal; promozione di azioni di forestazione
sostenibile, riforestazione e afforestazione;
c) Promozione di forme di agricoltura sostenibile;
d) Promozione della ricerca, lo sviluppo e l’uso di fonti di energia
nuove e rinnovabili, di tecnologie per il sequestro dell’anidride
carbonica e di tecnologie ecocompatibili nuove e avanzate;
e) Riduzione progressiva ed eliminazione di quei fattori di distorsione
dei mercati, quali incentivi fiscali, tassazione e sussidi, che favoriscono
le emissioni di gas serra e introduzione di strumenti di mercato che ne
incoraggino la riduzione;
f) Misure atte a limitare e/o ridurre le emissioni di gas serra non controllati
dal Protocollo di Montreal nel settore dei trasporti;
g) iduzione delle emissioni di metano dalla gestione dei rifiuti e da
attività di produzione, trasporto e distribuzione di energia.
Q
QUADRO
DIAGNOSTICO
Fase dell’Agenda 21 Locale nella quale si prevede di predisporre
una serie di azioni conoscitive delle problematiche legate alla sostenibilità
locale. Tale quadro avviene mediante: la predisposizione del Rapporto
sullo Stato dell’Ambiente, l’individuazione delle componenti
ambientali sensibili e dei fattori di pressione, la selezione degli obiettivi,
il monitoraggio periodico e la valutazione delle politiche
QUALITA’
AMBIENTALE
Concetto che esprime il pregio ed il valore di un bene, di un'area o di
qualunque elemento del sistema ambiente da un punto di vista ambientale,
prima dell'introduzione di una determinata opera sul territorio e indipendentemente
dai potenziali impatti che ne deriveranno.
R
RAPPORTO
AMBIENTALE
Ai sensi dell’allegato I della direttiva 42/2001, le informazioni
da fornire attraverso il rapporto ambientale riguardano:
- illustrazione di contenuti, obiettivi principali del piano o del programma
e rapporto con altri pertinenti piani e programmi;
- aspetti pertinenti allo stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione
probabile senza l’esecuzione del piano o del programma;
- caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente
interessate;
- qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o al programma,
ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza
ambientale, quali le zone designate ai sensi delle direttive 79/409/CEE
e 92/43/CEE;
- obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale,
comunitario o dagli Stati membri, pertinenti al piano o la programma,
e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto
di detti obiettivi e di ogni considerazione ambientale;
- possibili effetti significativi sull’ambiente, compresi aspetti
quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora
e la fauna, il suolo, l’acqua, l’aria, i fattori climatici,
i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico,
il paesaggio e l’interrelazione tra i suddetti fattori (gli effetti
devono comprendere quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio
e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi);
- misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più
completo possibile gli eventuali effetti negativi sull’ambiente
generati dall’attuazione del piano o del programma;
- sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una
descrizione di come è stata effettuata la valutazione nonché
le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche
o mancanza di know-how) nella raccolta delle informazioni richieste;
- descrizione delle misure previste per monitorare l’attuazione
del piano o programma;
- sintesi non tecnica delle informazioni di cui ai punti precedenti.
Sono fatte salve le disposizioni dell’articolo 5, paragrafi 2 e
3, che specificano i criteri di selezione dei contenuti e possibili informazioni
aggiuntive.
RAPPORTO
SULLO STATO DELL’AMBIENTE
Si tratta di un rapporto ambientale territoriale, elemento conoscitivo
indispensabile per il quadro diagnostico previsto dai processi di Agenda
21 Locale
REGISTRO
DEGLI EFFETTI AMBIENTALI (nel sistema di gestione ambientale)
Registro dove vengono annotati gli effetti ambientali connessi ai fattori
d’impatto individuati come significativi per il sito
REPORTING
AMBIENTALE
Documento pubblico che serve ad informare circa gli sforzi, sia economici
che di riduzione degli impatti, compiuti da un’impresa per migliorare
uso delle risorse ambientali nei processi di produzione. E’ composto
di tre parti distinte: la relazione ambientale (descrizione sintetica
dell’attività svolta dall’azienda); il bilancio ambientale;
le conclusioni.
La richiesta del rapporto ambientale ha ormai raggiunto dimensioni ragguardevoli,
soprattutto in Nord America ed Europa, a causa della crescente richiesta
di informazioni da parte dei soggetti esterni all’impresa, sulle
relazioni esistenti tra essa e il suo territorio di insediamento. Rapporto
(report) o bilancio ambientale sono termini spesso utilizzati indistintamente.
Nei paesi anglosassoni con il termine environmental reporting si intende
l’attività di informazione sul rapporto tra impresa e territorio
fisico. Il rapporto ambientale è pertanto quel documento diffuso
al pubblico e redatto periodicamente all’interno, per mezzo del
quale l’impresa descrive le sue principali problematiche ambientali,
il suo approccio strategico, la sua organizzazione per la gestione ambientale,
le azioni messe in atto per la protezione ambientale e documenta, con
dati statistici e indicatori, il proprio impatto (il bilancio ambientale)
e gli aspetti finanziari connessi con l’ambiente (spese correnti
e di investimento).
Oltre che strumento di comunicazione con i vari interlocutori dell’impresa
(azionisti, finanziatori, assicuratori, opinione pubblica, gruppi ambientalisti,
autorità nazionali e locali, clienti e consumatori), il rapporto
ambientale (e il bilancio che esso contiene) rappresenta un elemento fondamentale
per la gestione strategica della variabile ambiente, all’interno
del processo di pianificazione dell’impresa.
RESPONSABILITÀ
ESTESA DEL PRODUTTORE
Si tratta di un approccio, fatto proprio dall’Unione Europea, che
prevede che il produttore sia responsabile non solo delle fasi di trasformazione
legate al suo processo di produzione, ma anche delle fasi a monte e delle
fasi a valle.
RISORSE
NATURALI
Materie prime direttamente attinte dal patrimonio naturale e che vengono
successivamente immesse nel mercato allo stato grezzo o lavorate.
RISORSE
NON RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale il cui utilizzo ed impiego è limitato
nel tempo a causa della loro irriproducibilità (es. le risorse
minerarie). Vengono anche definite come risorse esauribili.
RISORSE
RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale che hanno la capacità di riprodursi
o rinnovarsi.
S
SCOPING
Introduzione preliminare allo studio dettagliato di una componente ambientale,
nella quale viene descritta la procedura eseguita per l'analisi, motivando,
in relazione allo scopo del lavoro, la scelta degli argomenti che sono
stati approfonditi con il maggior grado di dettaglio.
SCREENING
Primo gradino nell'analisi di dispersione degli inquinanti in atmosfera.
Consiste nel determinare, mediante analisi al calcolatore, le condizioni
meteoclimatiche che determinano il peggior comportamento in termini di
dispersione degli inquinanti e la posizione attesa delle massime ricadute
al suolo.
SEA
(vedi VAS)
Strategic Environmental Assessment
SESTO
PROGRAMMA DI AZIONE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il nuovo programma identifica quegli aspetti dell'ambiente che devono
assolutamente essere affrontati per ottenere uno sviluppo sostenibile:
cambiamento climatico, uso esagerato delle risorse naturali rinnovabili
e non, perdita di biodiversità, accumulo di sostanze chimiche tossiche
persistenti nell'ambiente. Determina quindi gli obiettivi e i traguardi
da perseguire, descrive come si intende utilizzare gli strumenti della
politica ambientale comunitaria per questi fini e sottolinea la necessità
di intervenire anche in altre aree politiche. Il presupposto di fondo
è che la tutela ambientale sia integrata nelle altre aree politiche
e, a tal fine, è necessario cambiare il sistema di governance in
modo da riuscire a conciliare gli obiettivi socio-economici con quelli
ambientali e identificare le diverse vie per conseguirli.
Questo nuovo programma, pur concentrandosi sulle azioni e gli impegni
che devono essere intrapresi a livello comunitario, identifica anche misure
e responsabilità che spettano agli organismi nazionali, regionali
e locali nonché ai diversi settori economici.
Ciò comprende la identificazione di aree tematiche prioritarie
di intervento e la definizione dell’approccio strategico che definisce
l'approccio politico generale ed il pacchetto di misure proposto per conseguire
gli obiettivi e i traguardi ambientali.
In base agli esiti della valutazione globale e alle relazioni sullo stato
e sulle tendenze dell'ambiente, il programma è stato imperniato
sulle seguenti aree tematiche:
Cambiamento climatico
Obiettivo: Stabilizzare le concentrazioni atmosferiche di gas di serra
ad un livello che non generi variazioni innaturali del clima terrestre.
Natura e biodiversità: una risorsa unica da salvaguardare
Obiettivo: Proteggere e ripristinare il funzionamento dei sistemi naturali
ed arrestare la perdita di biodiversità nell'Unione europea e nel
mondo; proteggere il suolo dall'erosione e dall'inquinamento.
Ambiente e salute
Obiettivo: Ottenere una qualità dell'ambiente in virtù della
quale il livello dei contaminanti di origine antropica, compresi i diversi
tipi di radiazioni, non dia adito ad impatti o a rischi significativi
per la salute umana.
Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti
Obiettivo: Garantire che il consumo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili
non superi la capacità di carico dell'ambiente; ottenere lo sganciamento
dell'uso delle risorse dalla crescita economica mediante un significativo
miglioramento dell'efficienza delle risorse, la dematerializzazione dell'economia
e la prevenzione dei rifiuti.
A tutte le tematiche ambientali dovrà applicarsi un approccio strategico
di seguito articolato in alcuni indirizzi prioritari:
1) Migliorare l'applicazione della normativa vigente
Occorre migliorare l'applicazione della legislazione ambientale esistente.
Alla vigorosa azione legale attraverso la Corte di giustizia europea deve
essere abbinato un supporto alle buone prassi e una politica di informazione
pubblica nella quale, inadempienti e non, sono segnalati per nome e lodati
o biasimati secondo i casi ('name, fame and shame').
2) Integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche
L'integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche va approfondita:
vale a dire che tutte le iniziative politiche della Commissione devono
essere analizzate a fondo in questa luce. I progressi dovranno essere
misurati mediante appositi indicatori e analisi comparata.
3) Indurre il mercato a lavorare per l'ambiente
La collaborazione con il mercato attraverso le imprese e gli interessi
dei consumatori contribuirà a creare modelli di produzione e consumo
più sostenibili: non si tratta semplicemente di penalizzare le
imprese inadempienti, ma di introdurre regimi che permettano di premiare
i migliori; di informare i consumatori perché possano scegliere
i prodotti più ecologici orientando così il mercato in una
certa direzione; di sopprimere i sussidi pubblici a favore di pratiche
nocive per l'ambiente; di incoraggiare le imprese ad innovare, magari
cogliendo le opportunità offerte dall'uso, dallo sviluppo e dalla
diffusione di tecnologie pulite.
4) Partecipazione dei cittadini e modifiche comportamentali
I singoli cittadini operano quotidianamente decisioni che hanno un impatto
diretto o indiretto sull'ambiente: un'informazione di miglior qualità
e più facilmente accessibile in materia di ambiente e di questioni
pratiche contribuirà a plasmarne le opinioni e quindi ad influenzarne
le decisioni.
SIMBIOSI
INDUSTRIALE
Comunità di imprese erogatrici di beni o di servizi che migliorano
le performance economiche e minimizzano gli impatti ambientali attraverso
la collaborazione e la cooperazione nel riutilizzo degli scarti come prodotto
intermedio, nella gestione dell’ambiente, delle risorse naturali
e dell’energia (distretti eco-industriali).
SISTEMA
DI GESTIONE AMBIENTALE
Comprende la struttura organizzativa, le responsabilità, le procedure,
i procedimenti e le risorse messi in atto per la conduzione aziendale
della variabile ambiente e l’incremento dell’efficienza ambientale
di un’azienda. La documentazione che descrive complessivamente il
sistema di gestione ambientale e i mezzi per raggiungere gli obiettivi
stabiliti è costituita dalla politica ambientale, dal manuale di
gestione ambientale e dal piano di gestione ambientale.
I moderni sistemi di gestione integrano quasi sempre la tutela della salute,
la sicurezza sul lavoro e la protezione ambientale e spesso associano
a queste tre variabili anche la gestione della qualità.
SISTEMI
DI DEPOSITI E RIMBORSI
Nel sistema di deposito e rimborso viene applicata una sovrattassa su
prodotti potenzialmente inquinanti; quando l’inquinamento viene
evitato tramite la restituzione di tali prodotti o dei loro residui a
un sistema di raccolta, la sovrattassa viene rimborsata. In linea generale,
quindi, tale sistema funziona come una combinazione tra tassazione –
il deposito che si applica a certe transazioni – e sussidio –
rappresentato dal rimborso che si ottiene grazie a un certo comportamento
tenuto in seguito alla stesse transazioni.
SOGLIA
AMBIENTALE
Soglia limite oltre la quale la crescita e lo sviluppo non possono essere
assorbiti dall’ambiente esterno senza che questo ne venga danneggiato
e le risorse naturali che lo compongono (aria, acqua, suolo) ne vengano
irreparabilmente deteriorate.
SOSTENIBILITÀ
DEBOLE
Si parla di sostenibilità debole dello sviluppo quando si ritiene
che anche il capitale naturale, così come il lavoro e il capitale,
sia perfettamente sostituibile, nello svolgimento delle sue funzioni,
da altri fattori di produzione e che tale tasso di sostituzione sia regolato,
analogamente ad altri beni, dal prezzo
SOSTENIBILITÀ
FORTE
Si parla di sostenibilità forte dello sviluppo quando si ritiene
che il capitale naturale non sia sostituibile, nello svolgimento delle
sue funzioni, da altri fattori di produzione e che esso anzi svolga il
ruolo del “fattore limitante” dello sviluppo
SPAZIO
AMBIENTALE
Rappresenta il quantitativo di energia, acqua, territorio e materie prime
non rinnovabili che può essere usato in modo sostenibile sulla
base del rapporto tra prelievo ed impiego degli input e dei criteri di
utilizzo dello spazio ambientale:
l’utilizzo di una risorsa rinnovabile non può essere più
rapido del suo ritmo di rigenerazione;
lo scarto di residui e le emissioni non possono essere maggiori della
capacità di assorbimento dell’ambiente;
l’utilizzo di risorse non rinnovabili deve essere ridotto al minimo.
Lo Spazio Ambientale si struttura quindi con indicatori relativi principalmente
alle risorse in ingresso al sistema produzione-consumo (con l’eccezione
della CO2 che però è rapportata al consumo di combustibili
fossili) e recepisce ampiamente un’impostazione orientata alla riduzione
dell’input che in molti casi arriva fino ad un Fattore 10, valore
sul quale si dimostra possibile raggiungere un assetto di sostenibilità
tra attività umane ed equilibri ambientali, anche in termini di
applicazione del principio di precauzionalità.
SPESE
AMBIENTALI
Spese sostenute dall’azienda relative ad attività direttamente
rivolte alla protezione e miglioramento dell’ambiente. Vengono escluse
dalle spese ambientali tutte quelle spese a cui l’azienda è
obbligata in quanto previste dalla normativa.
SPESE
COMPENSATIVE
Spese sostenute dall’azienda per porre rimedio al danno ambientale
causato dalle attività produttive. Si distinguono in spese compensative
di difesa e di compensazione del danno. Le prime servono a contrastare
i riflessi negativi del danno, mentre le seconde riguardano i costi sostenuti
per rimediare al danno provocato dal degrado ambientale causato.
SPESE
DIFENSIVE
Spese sostenute dall’azienda aventi come obiettivo il controllo
e/o l’eliminazione del degrado ambientale ex-ante e tutte quelle
spese di difesa rispetto agli effetti negativi ex-post associati al degrado
ambientale.
SPESE
DI PROTEZIONE
Spese sostenute dall’impresa per ridurre l’impatto ambientale
delle attività di produzione e consumo attraverso azioni di prevenzione
e rimedio del danno. Si distinguono in spese preventive e spese di riparazione.
Le prime si riferiscono ai costi sostenuti per evitare e ridurre la formazione
di inquinamento nel processo produttivo; le seconde raccolgono tutte le
spese sostenute affinchè l’impatto ambientale causato non
continui a tradursi in danno.
STAKEHOLDERS
Gli stakeholders sono i “portatori di interessi”, ovvero tutti
coloro che hanno degli interessi coinvolti in una data politica pubblica.
Ad esempio i sindacati, le organizzazioni non governative, il volontariato,
le associazioni ambientaliste, le associazioni culturali, le autorità
scolastiche, le università, le pro loco, le associazioni d’impresa,
le associazioni professionali, le camere di commercio
STANDARD
AMBIENTALI
Strumenti di politica ambientale adottati dall'autorità pubblica
per il miglioramento della qualità dell'ambiente. In generale,
uno standard è un livello di adempimento fissato dalla legge e
fatto rispettare attraverso sanzioni.
Si distinguono diversi tipi di standard: - standard sulle emissioni inquinanti,
che stabilisce il limite massimo consentito di emissioni inquinanti, superato
il quale si è obbligati al pagamento di una multa; - standard di
qualità ambientale, che fissa il limite massimo di inquinamento
di un certo ambiente; - standard tecnologici, che prevedono l’adozione
di una certa tecnologia
STRUMENTI
DI POLITICA AMBIENTALE
Gli strumenti di politica ambientale hanno lo scopo di migliorare l’allocazione
e l’uso efficiente delle risorse ambientali attraverso l’impiego
di strumenti che riflettono in modo più coerente i costi sociali
connessi al loro utilizzo.
Due sono le categorie di strumenti a disposizione:
strumenti comando/controllo o regolamentativi ovvero misure che hanno
lo scopo di influenzare azioni di un inquinatore stabilendo norme e prescrivendo
standard che devono essere soddisfatti (esempio: Standard ambientali e
tecnologici)
strumenti economici ovvero strumenti che modificano la valutazione dei
costi e dei benefici di azioni alternative da parte degli operatori economici,
con la conseguenza di condizionare il comportamento e il processo decisionale
di questi agenti di modo che tra le diverse alternative disponibili vengano
scelte quelle che conducono ad una situazione più desiderabile
dal punto di vista ambientale (Oecd, 1989);
STRUMENTI
ECONOMICI DI POLITICA AMBIENTALE
Gli strumenti economici di politica ambientale sono: tasse e tariffe ambientali;
sussidi e incentivi; sistemi di deposito e rimborso; permessi negoziabili
e project financing.
SYSTEME
EUROPÉEN DE RASSEMBLEMENT DE L’INFORMATION ECONOMIQUE SUR
L’ENVIRONNEMENT – SERIEE
Sistema Europeo sviluppato dall’EUROSTAT per l’organizzazione
e la raccolta delle informazioni economiche sull’ambiente armonizzate
a livello comunitario. La struttura del sistema è composta da una
serie di moduli: il conto satellite della spesa per la protezione ambientale
EPEA; il conto satellite dell’uso e gestione delle risorse naturali;
il modulo delle Eco-Industrie; l’analisi Input-Output delle attività
di protezione ambientale.
T
TASSE
E TARIFFE AMBIENTALI
Tasse che colpiscono sostanze e prodotti inquinanti con l'obiettivo di
far gravare sugli inquinatori (imprese e consumatori) il costo dell'inquinamento
derivante dalle attività di produzione e consumo. Le tasse ambientali
vengono pertanto calibrate sull’entità del danno all'ambiente,
in modo tale che il prezzo del prodotto tassato rifletta non solo i costi
legati alle tradizionali fasi di produzione e distribuzione, ma anche
i costi ambientali. Nella realtà, tuttavia, la calibrazione ottimale
di una tassa ambientale è estremamente complessa, principalmente
a causa delle difficoltà insite nella valutazione monetaria del
danno ambientale.
L’OCSE suddivide tasse e tariffe ambientali nel seguente modo:
tasse sulle emissioni: prelievi connessi alle emissioni nell’ambiente
di alcune sostanze, commisurati alla quantità o alla qualità
degli inquinanti (es. imposta sugli effluenti di acqua)
tasse sul prodotto: prelievi associati a prodotti che inquinano nelle
fase della produzione o del consumo (es. imposta sul polietilene)
tariffe amministrative: prelievi fissati per coprire costi di controllo
o servizi amministrativi resi dalle autorità di regolamentazione
(es. applicazione e verifica di norme)
differenziazione fiscale: misura atta a discriminare tra prodotti o servizi
che hanno la caratteristica di essere tra loro sostituibili, con un diverso
impatto ambientale (es. imposta differenziale sulla benzina senza piombo)
tasse/tariffe d’uso: prelievi effettuati per la copertura di costi
dei servizi (es. imposta sui rifiuti)
TECNOLOGIE
PULITE
Nel generale processo di applicazione del concetto di sviluppo ambientalmente
sostenibile nel settore produttivo, svolgono un ruolo essenziale le tecnologie
definite “pulite” (dall’inglese “clean technology”).
Con questa espressione si fa genericamente riferimento a tutte quelle
misure tecniche e tecnologiche che consentono di minimizzare l’impatto
negativo sull’ambiente (in termini sia di depauperamento del patrimonio
naturale sia di carico inquinante immesso nell’ambiente) di una
determinata attività produttiva. Queste tecnologie non sono pulite
in senso assoluto, ma sono più pulite rispetto a quelle tradizionalmente
utilizzate nello stesso ambito produttivo. Tali misure possono essere
introdotte o in fase di progettazione di un impianto, attraverso un sostanziale
cambiamento dei processi produttivi (quindi delle tecnologie impiantistiche),
oppure attraverso interventi su un impianto esistente, che ne massimizzano
per quanto possibile l’efficienza di funzionamento minimizzando
la produzione di sotto-prodotti (compresi tutte le forme di effluenti
inquinanti) e/o aumentando le loro possibilità di recupero (si
parla in questo caso di misure tecniche).
U
UNITED
NATIONS CONFERENCE ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (UNCED)
Conferenza tenuta a Rio de Janeiro nel giugno 1992. La più complessa
ed estesa organizzata dalle Nazioni Unite (due anni e mezzo di lavori
preparatori, 120 capi di Stato e 178 paesi partecipanti). Essa ha originato
cinque documenti formali: cambiamenti climatici, biodiversità,
foreste, Rio Declaration on Environment and Development e Agenda 21. Nella
Dichiarazione, che comprende un preambolo e 27 princìpi, vengono
date indicazioni volte a promuovere un più sano ed efficiente rapporto
tra uomo e ambiente. In particolare, si richiama l'attenzione su un numero
di argomenti rilevanti per l'ambiente, tra i quali l'equità intergenerazionale,
i bisogni del mondo povero, la cooperazione tra Stati, la responsabilità
civile e la compensazione dei danni ambientali, il principio inquinatore-pagatore
e la VIA
V
VALUTAZIONE
AMBIENTALE STRATEGICA (VAS)
Si tratta di una valutazione ambientale “a monte” dei programmi,
dei piani e delle politiche al fine di garantire che tali effetti ambientali
siano inclusi completamente ed affrontati in modo adeguato fin dalle prime
fasi del processo decisionale e posti sullo stesso piano delle considerazioni
di ordine economico e sociale”. La VAS permette una integrazione
delle considerazioni ambientali nelle politiche di settore e può
essere considerata una sollecitazione indiretta circa la definizione di
obiettivi di sostenibilità e la valutazione del “senso di
marcia verso la sostenibilità”.
VALUTAZIONE
DEL CICLO DI VITA
E' la metodologia che consente di valutare l’impatto sull’ambiente
complessivo di un prodotto, prendendo in considerazione tutto il suo ciclo
di vita, a partire dalle attività relative all’estrazione
e al trattamento delle materie prime, ai processi di fabbricazione, al
trasporto, alla distribuzione, all’uso, ai ricicli e riutilizzi
e allo smaltimento finale.
VALUTAZIONE
D’IMPATTO AMBIENTALE (VIA)
La VIA costituisce una procedura tecnico-amministrativa volta alla formulazione
di un giudizio, da parte delle Autorità competenti, sulla compatibilità
che una determinata azione avrà nei confronti dell’ambiente,
inteso come l’insieme delle risorse naturali, delle attività
umane e del patrimono storico culturale. Tale procedura prevede l’esame,
da parte dell’Autorità competente, di uno studio di impatto
ambientale predisposto da colui che propone l’opera in progetto.
Un aspetto molto importante di questa procedura è la consultazione
del pubblico, attraverso un’inchiesta, che vede la partecipazione
delle comunità interessate a un determinato progetto pubblico o
privato. Questo tipo di valutazione preventiva ha avuto origine negli
Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta e si è in seguito diffuso
in altri paesi industrializzati. In ambito comunitario la materia è
stata regolamentata con la direttiva 85/337/CEE (modificata dalla Dir.
n. 97/11/CE). Tuttavia, ad oltre 13 anni di distanza, tale direttiva non
è stata compiutamente recepita in ambito nazionale in quanto, in
materia, vige ancora una disciplina transitoria (dettata con i D.P.C.M.
del 10.8.88 e del 27.12.88) cui si è aggiunta una moltitudine di
provvedimenti, volti ad estendere la procedura a diversi settori (ad esempio,
la VIA concernente la ricerca e coltivazione di idrocarburi, è
regolamentata dal D.P.R. n. 526/94). Attualmente è all’esame
del Parlamento un disegno di legge di recepimento organico della normativa
comunitaria cui si è fatto cenno.
VALUTAZIONE
MONETARIA DELL’AMBIENTE
Il valore economico delle risorse ambientali è determinato dalla
loro scarsità. La determinazione del loro valore non può
però avvenire attraverso i normali meccanismi di mercato in quanto
le risorse ambientali sono beni collettivi e liberi, cioè usati
simultaneamente e in modo non esclusivo da più soggetti. Pertanto
su di essi non è possibile definire dei diritti di proprietà
(condizione indispensabile per un loro impiego economicamente efficiente
da parte degli operatori di mercato). Venendo a mancare la proprietà
diretta da parte di un soggetto identificato, gli operatori che hanno
necessità di utilizzare le risorse ambientali non devono contrattarne
il prezzo di acquisto, quindi non trovano vincoli nel loro utilizzo. In
realtà il loro utilizzo/consumo genera effetti negativi, cioè
costi, a carico del sistema sociale, a disposizione del quale ci sono
sempre meno risorse o risorse di qualità inferiore (esternalità
negative). E questo causa un impiego non efficiente della risorsa ambiente.
Infatti, poiché il consumo delle risorse ambientali non incide
sui costi di produzione dei beni dalla cui produzione derivano i costi
sociali dell’inquinamento, tali beni presentano un costo minore
di quello che in realtà hanno. Quindi la quantità di questi
beni sotto-costo domandata dal mercato è maggiore di quella di
equilibrio (di quella cioè accettabile dal sistema); in questo
modo si verifica un sovrasfruttamento delle risorse naturali.
Da qui la necessità di un intervento dell’operatore pubblico
per correggere questa inefficienza del mercato attraverso politiche di
internalizzazione dei costi sociali ambientali da parte degli operatori
che li producono.
VALUTAZIONE
MONETARIA DIRETTA
Le tecniche di valutazione diretta determinano il valore dei beni ambientali
in due modi:
facendo riferimento al prezzo di altri beni (c.d. beni-surrogato rispetto
a quelli ambientali), per i quali esiste un mercato di riferimento e il
cui valore è parzialmente determinato dalle caratteristiche ambientali
di contesto;
eseguendo veri e propri sondaggi d’opinione che, simulando l’esistenza
di un mercato ed invitando gli intervistati ad attribuire ai beni ambientali
un valore in termini di “denaro che si è disposti a domandare/offrire
per rinunciare/utilizzare quei beni” (disponibilità a pagare
o DAP e disponibilità ad accettare una compensazione o DAC), individuano
in via sperimentale l’importanza attribuita alla salvaguardia ambientale
ovvero le preferenze individuali.
I metodi di valutazione diretta più usati sono: metodi di valutazione
contingente; metodi delle spese difensive; metodo dei prezzi edonici;
metodo del costo di trasporto
VALUTAZIONE
MONETARIA INDIRETTA
Le tecniche di valutazione indiretta stimano il valore del danno ambientale
prendendo come riferimento uno degli effetti derivanti dal danno da valutare
e ricavando le preferenze degli operatori economici relativamente a questo.
In pratica si calcola una relazione del tipo dose-reazione tra l’inquinamento
e un qualche effetto da esso prodotto e, in relazione a questo, viene
poi stimata la preferenza degli operatori. Quindi queste procedure indirette
costituiscono un metodo per determinare non la DAP o la DAC ma il rapporto
tra la dose (l’inquinamento) e l’effetto non monetario (come
i danni alla salute, l’erosione dei rivestimenti di immobili, ecc.).
La preferenza degli operatori rispetto a tali effetti viene ricavata successivamente
con l’applicazione dei metodi diretti.
VERIFICATORE
AMBIENTALE
Individuo o gruppo di persone che ha la qualifica per attuare verifiche
ispettive dei sistemi di gestione ambientale
W
WORLD
COMMISSION ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (WCED)
Organismo internazionale comunemente denominato "Commissione Brundtland"
dal nome del primo ministro norvegese, Gro Harlem Brundtland, che lo ha
presieduto.
Istituita dalle Nazioni Unite nel 1983, questa commissione ha dato origine
al rapporto Our Common Future (1987), in cui viene elaborato e definito
il concetto di sviluppo sostenibile.
Z
ZERI
(Zero Emission Research Initiative)
Progetto di ricerca e di intervento, coordinato da G.Pauli, che coinvolge
università, imprese, associazioni e centri di ricerca per la progettazione
di processi produttivi e di prodotti ad impatto ambientale zero.
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